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“Il mistero Henri Pick”di David Foenkinos edito da Mondadori. Estratto.

Trama

In Bretagna, in un piccolo paese sulla costa ventosa, c’è una strana biblioteca dedicata ai manoscritti rifiutati dagli editori. Delphine Despero ci andava quando era bambina e sognava di riuscire un giorno a lavorare in mezzo ai libri e alle storie. E così è stato perché, nemmeno trentenne, Delphine si è già fatta un nome nell’esclusivo mondo dell’editoria parigina.

Così quando un’estate torna a trovare i genitori con il fidanzato scrittore, una visita alla biblioteca appare il modo migliore per sottrarsi alle invadenti attenzioni familiari. Tra gli scaffali di quella biblioteca dei sogni infranti e le illusioni perdute, i due si imbattono in un manoscritto dal titolo intrigante: Le ultime ore di una storia d’amore. Delphine decide di seguire il suo fiuto e pubblicarlo.

Il manoscritto diventa presto un enorme successo. L’autore si chiama Henri Pick e l’anagrafe dice che è morto qualche anno prima. La vedova giura che il marito non ha mai letto, e tanto meno scritto, una riga in vita sua. Eppure…

L’aura di mistero accresce il successo del libro, e il mondo dei lettori non sembra parlare d’altro. Due persone però non si accodano al coro degli entusiasti: Frédéric, il fidanzato di Delphine, che si sente assediato da quel successo che non lo riguarda, e Jean-Michel Rouche, un giornalista che si ostina a non credere alla versione ufficiale. Mentre la trama avanza e gli indizi, ma anche i depistaggi, si moltiplicano, un’unica domanda è sul punto di condizionare per sempre le vite dei protagonisti: chi è davvero Henri Pick?

Estratto

Questa biblioteca è pericolosa.
ERNST CASSIRER, a proposito del Warburg Institute

PRIMA PARTE

1

Nel 1971, lo scrittore americano Richard Brautigan ha pubblicato L’aborto.a Si tratta di una storia d’amore molto particolare tra un bibliotecario e una ragazza mozzafiato. La protagonista è in qualche modo vittima del suo stesso corpo, come se la bellezza fosse una maledizione. Vida, così si chiama la ragazza, racconta che per colpa sua un uomo è morto in un incidente d’auto: rapito da quell’apparizione straordinaria, il conducente si è completamente dimenticato della strada. Dopo lo schianto, Vida si è precipitata verso l’auto. L’uomo agonizzava in un lago di sangue ma, appena prima di morire, è riuscito a sussurrarle: «Quanto è bella, signorina».

In realtà, la storia di Vida ci interessa meno di quella del bibliotecario, che è la vera peculiarità del romanzo. Il protagonista lavora in una biblioteca che raccoglie tutti i libri scartati dagli editori. Un luogo frequentato da gente che va a depositare manoscritti rifiutati anche più di quattrocento volte. E così, sotto gli occhi del narratore, si accumulano volumi di ogni tipo. Ci si può imbattere in un saggio intitolato La coltivazione dei fiori a lume di candela in una stanza d’albergo, o in un libro di cucina con tutte le ricette citate nei romanzi di Dostoevskij. Uno dei vantaggi della struttura è che l’autore può scegliere la propria collocazione sugli scaffali. Può perdersi tra le pagine dei suoi colleghi ripudiati, prima di trovare il proprio posto in questo santuario dell’antiposterità. In compenso, la biblioteca non accetta manoscritti spediti per posta. Bisogna andare di persona a consegnare l’opera respinta da tutti, come se questo gesto simboleggiasse una volontà di rinuncia definitiva.

Qualche anno più tardi, nel 1984, l’autore dell’Aborto si è tolto la vita a Bolinas, in California. Avremo modo di tornare sulla figura di Brautigan e sulle circostanze che l’hanno condotto al suicidio, ma per il momento soffermiamoci su questa biblioteca, frutto della sua immaginazione. Nei primissimi anni Novanta, il suo progetto si è concretizzato. Un suo affezionato lettore ha voluto rendergli omaggio dando vita alla “biblioteca dei manoscritti rifiutati”. Ed è così che a Vancouver, nello Stato di Washington, è nata la Brautigan Library,b che raccoglie tutti i libri orfani di editore. 

L’iniziativa di questo suo ammiratore avrebbe di certo commosso Brautigan, ma siamo sicuri di poter conoscere i reali sentimenti di un morto? La notizia dell’apertura della biblioteca rimbalzò su tutti i giornali e giunse anche in Francia. Un bibliotecario di Crozon, in Bretagna, decise di fare la stessa operazione e fu così che, nell’ottobre del 1992, creò la versione francese della biblioteca dei manoscritti rifiutati.

2

Jean-Pierre Gourvec andava fiero della piccola insegna che aveva affisso all’ingresso della biblioteca in cui lavorava. Un aforisma di Cioran, che suonava piuttosto ironico per un uomo che aveva trascorso tutta la vita in Bretagna:

“Parigi è il posto ideale per sprecare la propria vita.”

Faceva parte di quella categoria di persone che antepongono la loro regione alla patria, senza per questo essere dei ferventi campanilisti. Anche se il suo aspetto poteva suggerire il contrario: alto e secco, con il collo segnato da vene rigonfie e uno spiccato colorito rossastro, aveva la tipica fisionomia di un uomo dal temperamento collerico. Niente di più sbagliato. Gourvec era un individuo buono e riflessivo, attento al significato e al peso delle parole. Bastava trascorrere qualche minuto in sua compagnia per superare la prima e ingannevole impressione: sembrava un uomo capace di autocontrollo.

Fu lui a modificare la disposizione degli scaffali in fondo alla biblioteca comunale per lasciare spazio ai manoscritti bisognosi di rifugio. Tutto quel trambusto gli ricordò una frase di Jorge Luis Borges: “Prendere e riporre un libro in biblioteca affatica gli scaffali”. Oggi saranno distrutti, pensò Gourvec sorridendo. Aveva un umorismo da erudito, anzi, da erudito solitario. È così che vedeva se stesso, e non era molto lontano dal vero. Gourvec non era una persona molto socievole, spesso non rideva alle battute che divertivano gli abitanti della zona, ma si sforzava volentieri di ascoltare una barzelletta. Di tanto in tanto, andava a bere una birra al bistrot in fondo alla strada, chiacchierando di tutto e di niente con gli avventori – soprattutto di niente, pensava – e nei momenti di grande eccitazione collettiva accettava persino di fare una partita a carte. L’idea di passare per una persona normale non lo disturbava affatto.

Non si sapeva granché della sua vita, se non che viveva da solo. Si era sposato negli anni Cinquanta, ma nessuno era al corrente del perché la moglie lo avesse lasciato dopo qualche settimana. Si diceva che l’avesse conosciuta grazie a un’inserzione sul giornale e che si fossero scritti a lungo prima di iniziare a frequentarsi. Era questo il motivo della rottura? Forse Gourvec era il tipo d’uomo che scrive dichiarazioni d’amore appassionate, quello per cui una donna è disposta a lasciare tutto, ma che dietro le belle parole nasconde una personalità assolutamente deludente. All’epoca, le malelingue avevano mormorato che la moglie lo avesse abbandonato in fretta perché era impotente. Ipotesi alquanto improbabile, ma spesso di fronte a questioni psicologicamente complesse la gente preferisce fermarsi alla spiegazione più banale. Questa vicenda sentimentale, dunque, era ancora avvolta nel mistero.

Dopo la separazione, Gourvec non aveva più avuto relazioni stabili e non aveva avuto figli. Difficile dire se avesse una vita sessuale. Forse era l’amante di donne sole e abbandonate, delle Emma Bovary che tra gli scaffali cercavano qualcosa di più di una fantasia romanzesca. In compagnia di quell’uomo capace di ascoltare perché capace di leggere, potevano evadere dalla routine. Ma di tutto ciò non esiste alcuna prova. Una cosa è certa: l’entusiasmo e la passione di Gourvec per la biblioteca non si sono mai smorzati. Accoglieva ogni lettore con un’attenzione particolare, sforzandosi di ascoltarlo per creare un percorso personalizzato attraverso i libri che proponeva. Secondo lui, il problema non era amare o non amare la lettura, ma riuscire a trovare il libro che ci somiglia. Chiunque può adorare la lettura, a patto di avere tra le mani il libro giusto, quello che gli piacerà, che gli parlerà e da cui non riuscirà più a staccarsi. Per raggiungere l’obiettivo, aveva sviluppato un metodo quasi paranormale: esaminando le caratteristiche fisiche del lettore era in grado di dedurre l’autore di cui aveva bisogno.

Il suo impegno costante per dinamizzare la biblioteca lo costrinse a ingrandirla. Fu un’enorme conquista ai suoi occhi, come se i libri formassero un esercito sempre più striminzito in cui ogni sacca di resistenza assumeva il significato di una strenua rivolta contro la scomparsa programmata. Il comune di Crozon decise persino di affiancargli un assistente. Così pubblicò un annuncio per l’assunzione. A Gourvec piaceva scegliere i libri da ordinare, organizzare gli scaffali e dedicarsi ad altre mille attività, ma l’idea di prendere una decisione che riguardava un essere umano lo terrorizzava. Ciononostante, sognava di trovare una persona che diventasse una sorta di complice letterario, qualcuno con cui poter discutere per ore sull’uso dei puntini di sospensione nell’opera di Céline o congetturare sulle ragioni del suicidio di Thomas Bernhard. Un solo ostacolo lo separava dalla realizzazione di quel sogno: 

sapeva benissimo di essere incapace di dire di no. Per tagliare la testa al toro, decise di assumere la prima persona che si fosse presentata. E fu così che Magali Croze fece il suo ingresso in biblioteca, forte di una qualità innegabile: la rapidità nel rispondere alle offerte di lavoro.

3

Magali non amava particolarmente leggere, ma essendo madre di due bambini piccoli aveva urgente bisogno di trovare un impiego.c Anche perché il marito lavorava come meccanico della Renault, ma solo part time. In Francia si producevano sempre meno auto, e nei primi anni Novanta la crisi sembrava ormai una realtà con cui bisognava imparare a convivere. Al momento di firmare il contratto, Magali pensò alle mani del marito, a quelle mani sempre sporche di grasso. Maneggiando libri tutto il giorno, non avrebbe certo corso lo stesso rischio. Era una differenza sostanziale: rispetto alle mani, marito e moglie avrebbero preso due direzioni diametralmente opposte.

In fin dei conti, a Gourvec non dispiaceva l’idea di lavorare con qualcuno che non considerava il libro un oggetto sacro. Si possono avere ottimi rapporti con un collega anche senza discutere tutte le mattine di letteratura tedesca, si diceva. Lui davaconsigli al pubblico mentre lei si occupava della logistica. La coppia si rivelò perfettamente equilibrata. Magali non era certo tipo da mettere in discussione le iniziative del suo superiore, ma non poté fare a meno di esprimere qualche dubbio sul progetto dei manoscritti rifiutati:

«Che interesse c’è a conservare libri che nessuno vuole?»

«È un’idea americana.»

«E allora?»

«È un omaggio a Brautigan.»

«A chi?»

«Brautigan. Non ha mai letto Sognando Babilonia

«No. Comunque sia, è un’idea assurda. Vuole davvero che la gente venga qui a portare i suoi manoscritti? Ci dovremo sorbire tutti gli psicopatici della zona, perché gli scrittori sono pazzi, lo sanno tutti. E quelli che non pubblicano devono essere ancora peggio.»

«Troveranno finalmente il loro posto. La consideri un’opera di carità.»

«Ho capito, vuole che mi trasformi in una sorta di Madre Teresa degli scrittori mancati.»

«In un certo senso sì.»

«…»

A poco a poco, Magali riconobbe che l’idea non era malvagia e cercò di organizzare quell’avventura come meglio poteva. In quel periodo, Jean-Pierre Gourvec pubblicò un annuncio su alcune riviste specializzate, come “Lire” o “Le Magazine littéraire”, in cui proponeva a tutti gli scrittori che desideravano consegnare il proprio manoscritto alla biblioteca dei rifiutati di fare un viaggio a Crozon. L’idea piacque subito e furono in molti ad andare. Alcuni attraversavano la Francia per alleggerirsi della prova del loro fallimento. Era l’equivalente di un pellegrinaggio religioso, la versione letteraria del cammino di Santiago. C’era un alto valore simbolico nel percorrere centinaia di chilometri per mettere fine alla frustrazione di non essere riusciti a farsi pubblicare. Era un viaggio verso la cancellazione delle parole. E forse il dipartimento francese in cui si trovava Crozon accresceva il contenuto simbolico di quel gesto: il Finistère, la fine del mondo.

  David Foenkinos è nato a Parigi nel 1974. I suoi libri sono stati tradotti in più di quindici lingue. Per le Edizioni E/O sono usciti i romanzi La delicatezza (da cui è stato tratto un film), Le nostre separazioni, L’eroe quotidiano, Mi è passato il mal di schiena. Il suo ultimo romanzo Charlotte, edito da Mondadori, è stato un bestseller che ha unito il successo di pubblico e di critica.

Consigli di lettura
di
Jenny

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