Segnalazione: “Tra le rovine della grande fabbrica” di Il Reverendo Stone edito da Amande Editore. (Estratto)

Trama

Tra le rovine della Grande Fabbrica è un lavoro maturo, intenso e vivo. Dalle pagine traspare una poetica densa e sporca che non solo mette a nudo l’autore, ma ci fa vivere sotto la sua stessa pelle.

Il Reverendo Stone
Tra le rovine della Grande Fabbrica

(a cura di Ivano Mingotti)

A Gioia che è cielo
A Brunhilde e Lagertha
Che sono uccelli

ciò che è passato non ritorna,

ma se è tramontato risplendendo,

rimanda il suo bagliore ancora a lungo

K.A.Förster

INTO NOTHING


I
E dopo l’umido
Il sole
Bello
Tiepido
Una testa di leone nel cielo di novembre
I miei passi sul selciato antico
Su cui hanno poggiato passi
Migliaia di altri esseri viventi
In secoli
Nei secoli
Tra i secoli
Sorrido
Abbasso lo sguardo

Mi mancano
I miei antenati
Ne abbisogno
Il pensiero è imponente
Ma c’è un bel sole
E mi scalda per bene
Così pare poca cosa sentire scivolare
Il torrido flusso delle ere e dei millenni
In questa mattinata nitida e assolata
Si fotta pure
Si fottano tutti
Ho indossato il chiodo che portavo da ragazzo
Ho deciso che da oggi non voglio invecchiare più

II
L’odore del panificio mi conforta
Le vecchie signore oscillanti
Parcheggiano ridicole automobiline
Con le quattro frecce accese
tic-tic-tic-tic-tic-tic-tic
Lampeggiano ipnotiche
Vecchie signore che odorano di sapone
Che estraggono arcaici borsellini
Pieni di monetine brune e puzzolenti
Vecchie signore
Su vecchie biciclette
Con la borsa del pane a scacchi

Sopra telai arrugginiti
Ma ancora solidi
Sissignore
Solidissimi


III
E laggiù l’edicola
Con il suo odore di buono
Di carta e di inchiostro
L’Odore Magico
Forse il migliore
Dopo quello di madre
Un piccolo capannello
Con la gente che si lamenta
Dei sindacati
Del governo
Della squadra di paese
Che quest’anno arranca a fine classifica
E l’edicolante sorniona
Tiene d’occhio il suo bel gregge
Mentre il mondo gira furioso
Attraverso tutto quest’universo del cazzo

IV
Una ragazza dai fianchi larghi
Con un seno enorme e melodioso
Sotto un maglione di lana aderente
M’indugia in pensieri umidi e scivolosi
Me ne innamoro per una decina di secondi
Il tempo di farla uscire dal mio campo visivo

V
Un vecchietto indossa con dolcissima nonchalance
Una giacca a spina di pesce e un cappello di panno
Un maglione di lana cotta sopra la camicia scozzese
Si ficca le vecchie mani dentro i pantaloni di velluto
Di là della strada
La vecchia pazza
Fuma le sue Capri con ansia isterica
I capelli cotonati sembrano un nido di ragno
Gli operai fuori dal bar
La guardano passare e sorridono tra di loro
Il sole benedice le boccate di fumo e i sorsi di birra

VI
I passeri si danno appuntamento sotto il pino
A discutere delle nuove regole dei passeri
Il merlo li osserva vigile
Da sotto un cotognastro
È furbo lui
Ha il suo angolo ombroso
Lo tiene bene sotto controllo
Che l’inverno è sempre in agguato


VII
Una cartaccia volteggia
D’inaspettata grazia
Ma non distrae un paio di cani
Che si rincorrono lungo la linea
Tra il selvatico e il coltivato
Le loro zampette corte
Con le unghiette nere
Solide
Sicure
Serene
Perfetti
Come solo i cani che corrono felici sanno essere

Ho deciso
Dico davvero
Vaffanculo
New York
Londra
Parigi
O qualsiasi altro posto che non ho mai visto
Voglio vivere in una siepe
Correndo come un cane
Sotto questo sole dolce
Che lo so
Lo so
Lo so
Non durerà

OMNIA FERT AETAS

Si dice che il tempo sia un baro
Ed è proprio così
Ogni battito di ciglia
È una sottrazione
Un furto sistematico
Funzionale all’inganno
Il tempo ci ruba tutto
E tutto divora famelico
Instancabile
Ci vuole costanza nell’inconsistenza
Ci vuole destrezza per questo furto
E noi
Con gli avambracci cotti dal sole
Bifolchi cazzoni senza più l’anima
Che ammorbiamo ogni esistenza
Rubandoci acqua&aria a vicenda
Noi supponenti ed equidistanti
Accecati da questo vuoto interiore
Storditi dalle nostre chiacchiere infinite
Mentre ci uccidiamo la domenica mattina
Intrattenendo l’Ermete Cosmico
Il Grande Banditore Universale
Che razzia ogni nostra emozione
In nome del suo solo e unico schiavo
Che è Crono il Divoratore
Un nome che dovremmo imparare a temere
Mentre anneghiamo vigliacchi e impotenti
Negli acquitrini putrescenti d’ogni coscienza

“Sent la pluie comme un été Anglais
Entends les notes d’une chanson lointaine
Sortant de derriere d’un poster
Espérant que la vie ne fut aussi longue”1

BIOGRAFIA

Il Reverendo Stone è l’irriverente alterego di Fabio Bet (Conegliano, 1975).

Ama definirsi un atlantideo lontano da casa e studia tutto ciò che l’occidente considera eretico, bizzarro ed inconsueto.

La sua scrittura, caratterizzata da uno stile aggressivo ed anticonformista, unitamente ad una visione della realtà talmente lucida da rasentare spesso la crudeltà; lo rende una delle voci più controverse ed interessanti dell’attuale panorama poetico italiano.

PUBBLICAZIONI

Il mondo non ascolterà Il Filo, Viterbo 2008

I fiori di malva e l’universo MJM Editore, Milano 2010

Avevi piccole mani SensoInverso Edizioni, Ravenna 2012

Tra le rovine della Grande Fabbrica Edizioni Amande, Treviso 2019

http://www.reverendostone.it/
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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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