Segnalazione: “Cagliosa” di Giuseppe Franza edito da Ortica Editrice.Disponibile in tutte le librerie e on-line. Estratto

CAGLIOSA

di

Giuseppe Franza

 

Titolo: Cagliosa

Autore: Giuseppe Franza

Editore: Ortica editrice

Genere: Narrativa contemporanea, romanzo sociale

Data pubblicazione: 28/11/19

Pagine: 322

Prezzo: 16,00 €

ISBN: 978-88-97011-90-3

 

 

 

SINOSSI

 

Cagliosa è una chiassosa e disperata tragicommedia napoletana sul calcio giocato dai dilettanti, il racconto amabilmente rissoso di un campionato di una squadretta iscritta al girone C della Terza Categoria provinciale. Il protagonista è Giovanni Croce detto Vangò, un ladruncolo dal carattere cinico e gli occhi ipersensibili che scorrazza per le vie del quartiere Ponticelli in cerca di scooter da rubare e smontare, e che nel tempo libero si dedica con scarso entusiasmo e pochissimo impegno atletico al ruolo di attaccante centrale. Già da un po’ di tempo, la vita di Giovanni sembra arresa all’abbrutimento e allo sconforto degli esclusi. Sente di essere destinato al male, di esserne contaminato, e non riesce più a immaginarsi vie di fuga, nonostante i sogni ad occhi aperti in cui prova spesso a rifugiarsi. Tutte le persone che gli stanno intorno, parenti, compagni di squadra, avversari e vicini di casa, vivono la sua stessa amara sorte: sopravvivono, si preoccupano soltanto di questioni marginali e non nutrono alcuna speranza rispetto al futuro; ogni loro azione è ispirata dalla maleducazione, da un’inutile e vacua crudeltà e da una nota atroce di vergogna.

Arriva però il momento in cui Giovanni riesce a spostare il suo sguardo un po’ più in là, verso qualcosa di più bello e costruttivo: s’innamora di una giornalista sportiva, così diversa, così emancipata e costumata… e allora decide di dover migliorare, come uomo e come calciatore.

Intanto prosegue il campionato della squadraccia di Vangò, tra bruttissime figure, cocenti sconfitte, pessimi esempi di slealtà e antisportività, risse e violenze gratuite.  

Ventidue sono le partite del campionato e ventidue sono i capitoli del libro. Durante il gioco e a fine partita conosciamo a fondo Giovanni con tutti i suoi tormenti e i suoi pensieri, e poi i suoi compagni, ognuno minato nell’animo da un grave disagio esistenziale o da un evidente difetto morale.

Cagliosa è dunque una controepica del calcio, il racconto non idealizzato delle tristi e meschine condizioni in cui molto spesso lo sport viene inteso e interpretato in provincia e in periferia, lontano dai riflettori e dai campi attrezzati.

Il romanzo contamina lingua italiana e napoletana, e tanto nei dialoghi quanto nelle sezioni puramente narrative sono presenti espressioni e parole dialettali di matrice urbana: il dialetto usato nel romanzo si discosta quasi completamente dalla lingua istituzionalizzata da grammatiche storiche e letterarie per far risuonare forme spurie, neologismi e infezioni del parlato corrente, così come esse vivono e si esprimono nella periferia, tra la gentaccia di strada.

L’autore

Giuseppe Franza è nato a Napoli nel 1981, e ha vissuto a Volla, nella periferia della città, più o meno fino alla laurea in filosofia. Ha suonato la batteria in misconosciute band di noise-rock, ha lavorato come redattore ed editor per varie case editrici. Da una decina d’anni vive a Roma.

 

Estratto

 

C’è da dire che gli abitanti di quella casa del terzo piano del palazzo Avorio avevano sempre inteso il concetto di fatica nella sua accezione più funesta: per loro lavorare era un travaglio, un vano e angosciante sfiancarsi. Ma forse la pigliavano così male soprattutto per un fatto di carattere, per difetto di programmazione: tutti e tre i Croce, al netto dei tanti impedimenti intoppati e dei guai passati, erano degli sfaticati senza ambizione e senso di responsabilità, gente che si era dovuta arrendere assai malvolentieri al compito professionale, supponendo non ci fossero alternative per sopravvivere e farsi accettare dalla società.

«A me ’a fatica m’ha purtato sulamente amarezze, priuccupazioni e umiliazioni» diceva Franchetiello, l’uomo di casa. E non era un ragionamento dettato solo dalla disavventura in mare; il vecchio aveva sempre visto il lavoro come una specie di punizione divina. Chiamava spesso in causa i versi della Genesi, quando il Padreterno sgama Adamo ed Eva con la mela in mano e per vendicarsi, come prima cosa, dice che da mo in poi è finita la pacchia e che per sfamarsi si dovranno mettere a zappare la terra e a sudare. Sua figlia la pensava in maniera leggermente diversa, era una sfaticata moderata che cercava di pigliarla con filosofia e faceva finta di essersi rassegnata, un po’ per una questione di conservazione (una ragione istintuale che le donne, solitamente, avvertono con maggiore chiarezza rispetto ai maschi) e un po’ per un fatto di apparenza (una ragione sociale che le donne, quasi sempre, mettono al primo posto, pure davanti alla salute), anche se sotto sotto anche Fatima aveva sempre sognato di fare la mantenuta, in pantofole e vestaglia fino a mezzogiorno.

 

Agenzia: psocoidea.editing@gmail.com

 

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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