Da oggi in libreria e on-line “Iniziò tutto a Natale” di Jenny Hale edito da Newton Compton . Estratto

Trama

Una storia d’amore così perfetta che saprà scaldarvi il cuore

Holly McAdams adora trascorrere le vacanze di Natale nel piccolo chalet della sua famiglia tra le colline innevate, con la sua deliziosa porticina rossa e le luci colorate. E quest’anno è pronta per lei una sorpresa molto speciale… Dopo aver affrontato una tempesta di neve per raggiungere il rifugio, Holly e sua nonna trovano ad aspettarle un affascinante sconosciuto. Joseph Barnes aveva affittato la casa la settimana precedente, ma è rimasto intrappolato lassù a causa del maltempo. Determinata a fare del suo meglio per rendere le vacanze speciali per tutti, Holly comincia a decorare le stanze e a preparare deliziosi dolcetti. E così comincia ad affezionarsi al bellissimo sconosciuto, con il quale sente di avere sempre più cose in comune nonostante la diffidenza della sua adorata nonnina. Ma l’arrivo di Rhett Burton in paese, la stella della musica country che un tempo era il miglior amico di Holly o forse qualcosa di più, rischia di rendere la situazione molto complicata… Per fortuna è quasi Natale!

Una storia di Natale che fa stare bene
Si ride, si piange e ci si innamora in questa storia meravigliosamente magica e romantica

«Un libro che riempie il cuore di emozioni positive. Vi coccolerà!»

«L’ho divorato in un pomeriggio pigro, in compagnia di una tazza di tè fumante.»

«Adoro la magia del Natale e le storie che sanno rappresentarla.»

Jenny Hale

È un’autrice bestseller di «USA Today». Due dei suoi romanzi d’amore sono stati selezionati per degli adattamenti televisivi.

 

Estratto

 

Capitolo 1

«Voglio passare il Natale allo chalet». La voce della nonna arrivò dalla scala buia e colse di sorpresa Holly McAdams, facendola trasalire sulla porta d’ingresso, il calore della casetta in netto contrasto con il freddo glaciale fuori.

«Come hai detto, nonna?», chiese Holly dolcemente mentre osservava l’anziana in cima alle scale e si rendeva conto in pieno del peso di quella decisione.

Holly lasciò cadere la borsa pesante accanto al muro con un tonfo, felice di aver concluso la sua ultima serata come cameriera prima delle vacanze. Con l’avvicinarsi del Natale, il ristorante in cui lavorava era pieno dalla mattina alla sera. Era una delle cameriere migliori e aveva chiesto le ferie per passare le vacanze con la nonna, ed era felicissima che gliele avessero concesse. Aveva dovuto fare opera di convincimento sul suo capo, visto che erano in alta stagione, ma lui sapeva quanto Holly lavorasse duro, rimanendo fino a tarda notte, ben oltre il suo orario, quindi gliele aveva date. Le pulsava la testa, i piedi le facevano male e voleva solo rifugiarsi nel suo letto caldo, ma la nonna si stava finalmente aprendo e Holly sperava da tempo che lo facesse.

«Stavo pensando al fatto che le cose non sono più le stesse», disse l’anziana scendendo le scale e superando la nipote, mentre la richiesta che aveva appena fatto aleggiava tra di loro.

«Questo di sicuro», rispose Holly. La sua voce sfumò tra i ricordi. Tutto era cambiato da quando il nonno era morto.

Si girò per studiare il salotto, accese una lampada sul tavolino nel corridoio seguendo la nonna, e poi altre due ai lati del divano, dove l’anziana si sedette sul cuscino centrale e si avvolse nella coperta che tenevano per le serate più fredde. La stanza era immersa in un dolce bagliore. Holly premette il pulsante sotto l’albero di Natale per illuminarlo e quello subito risplendette dal suo angolino, le luci bianche brillavano attraverso i decori che avevano appeso insieme, in uno dei rari momenti di serenità della nonna. Fiocchi di un rosso acceso si snodavano lungo la ghirlanda sulla mensola del camino, mettendo in risalto due calze di lana grossa fatte a maglia, ognuna con le iniziali ricamate in bianco neve.

Holly fissò la nonna, percependo quanto fosse difficile quella decisione.

«Non riuscivo a dormire», spiegò l’altra.

La nipote si girò verso di lei.

«Avevo questa idea che continuava a ronzarmi in testa, insistente, e non riuscivo a scacciarla via come faccio di solito. Per cui credo di essere pronta».

Holly si appoggiò al davanzale e fece un respiro profondo; il ricordo del nonno era particolarmente intenso quella sera. Nashville si stagliava all’orizzonte, piena di palazzi altissimi, tutti illuminati dalle luci natalizie.

Arthur McAdams, o più semplicemente nonno, come lo chiamava lei, era stato un cantautore che presentava i suoi pezzi nei bar della zona. Non aveva mai fatto il “colpaccio”, come lo definiva lui, però aveva suonato al Tootsies, lo storico locale di Nashville, una volta. Scherzando, diceva che grazie a quell’esibizione la sua vita poteva dirsi un successo. Ma a dire il vero, lo era stata perché era riuscito a mantenere la sua famiglia, adattando brani delle canzoni che scriveva per i biglietti d’auguri, vendendole ad altri, e ogni tanto affittando il vecchio chalet di famiglia tra le montagne del Tennessee a quei turisti che volevano essere vicini a Nashville e agli animati locali di Honky Tonk Row, ma allo stesso tempo trascorrere le loro serate in un luogo appartato.

«Non ho lavorato neanche un giorno della mia vita», aveva affermato una volta con un gran sorriso, mentre sistemava un chiodo allentato tra le assi della veranda davanti allo chalet. Anche le faccende casalinghe gli sembravano un atto d’amore. Il nonno era riuscito dove gli altri non ce l’avevano fatta: i suoi amici erano costretti ad andare al lavoro, invece lui poteva guadagnarsi da vivere con quello che amava.

Holly stava in casa della nonna nella Music City, come tutti chiamavano Nashville, da un anno. Quando i suoi nonni l’avevano comprata, negli anni Cinquanta, la periferia era pittoresca. Avevano vissuto in quella casetta vicino al centro finendo di pagarla pian piano, e a nessuno dei due importava minimamente trasferirsi. Ma la città era in espansione, gli edifici diventavano vecchi e il quartiere aveva iniziato a cambiare, e non era un bel posto in cui lasciare tutta sola la nonna. Senza considerare che, dopo la morte del nonno, era diventata distante e silenziosa: aveva bisogno di compagnia. Perciò Holly si era trasferita da lei, annullando l’iscrizione al suo corso di design, e aveva cominciato a lavorare come cameriera in una delle steakhouse più esclusive della città.

La nonna non era più tornata allo chalet da quando il marito era mancato, due anni prima. Si rifiutava di metterci piede senza di lui. In realtà, l’unica volta in cui Holly c’era andata negli ultimi tempi era stato per risistemarlo. Fino alla sua morte non lo sapeva nessuno, ma il nonno aveva scritto e venduto canzoni a Nashville sotto pseudonimo. E così aveva lasciato loro una bella eredità. Insieme ai soldi, Holly aveva ricevuto istruzioni di ristrutturare lo chalet in modo da poterlo affittare a tempo pieno. Il nonno aveva pensato che, grazie alla creatività della nipote, la moglie sarebbe riuscita a ottenere una buona rendita dagli affitti, oltre che dalla pensione, così da avere un bel gruzzoletto da parte e potersi godere il resto dei suoi giorni. C’era scritto così, nella lettera che accompagnava il testamento.

Holly aveva sempre avuto occhio per l’arredamento. Spesso le era capitato di pensare che fosse il modo in cui la vena artistica del nonno era passata a lei. Le veniva naturale pianificare, organizzare e arredare. Tutti i suoi amici le chiedevano di andare a fare shopping insieme quando prendevano casa, e non si ricordava nemmeno quanti matrimoni avesse aiutato a organizzare. Avrebbe voluto sfruttare il suo talento, ma sembrava che la vita avesse altri piani per lei.

Si rese conto di essersi persa nei suoi pensieri e si voltò verso la nonna. «Ma lo chalet non è affittato per le vacanze?», chiese. Dopo che aveva rimesso a nuovo la casa e postato le foto su internet, facevano fatica a stare al passo con tutte le richieste che ricevevano.

L’anziana scosse la testa. «Come ho detto, è da un po’ che ci penso. Ho cancellato tutte le prenotazioni da questa settimana, in caso avessi trovato il coraggio di andare».

«Ma la neve…».

Quel dicembre era da record. Le temperature erano precipitate, portando una quantità di neve che in quella zona non si era mai vista. C’erano strade chiuse ovunque, e la ragazza sapeva che guidare tra le montagne sarebbe stato un incubo. Ma anche se i suoi nonni avevano sempre vissuto in città, il loro cuore apparteneva allo chalet. Si erano sposati lì e ci avevano passato la luna di miele. E avevano sempre organizzato grandi feste di famiglia per il Natale.

Sarebbero dovute andare? Alla nonna poteva fare bene trascorrere lì un po’ di tempo, e lei avrebbe avuto modo di dedicarsi al vecchio capanno stracolmo di mobili e oggetti ancora da etichettare e vendere o dare in beneficenza.

L’alternativa era passare a Nashville tutta la settimana, far trascorrere alla nonna un’altra festività rimuginando sul fatto che non si trovavano allo chalet come sempre e che suo marito non c’era più.

No. Holly non l’avrebbe permesso.

«Sai cosa?», esclamò prima che nonna le rispondesse. «Se vuoi andare, andiamo. Carichiamo i regali, prendiamo l’albero, lo leghiamo al tettuccio della mia macchina e lo portiamo allo chalet. Ci faremo delle belle cioccolate calde, staremo accoccolate sotto il piumone e guarderemo un film dietro l’altro finché non ci addormentiamo. E poi leggeremo tutti quei libri che abbiamo sempre voluto finire, prepareremo la pizza e i nostri piedi non vedranno altro che calzini pelosi».

Prese la mano della nonna e la aiutò ad alzarsi dal divano, la coperta ridotta a un mucchietto sul pavimento. «Balleremo le canzoni natalizie e quando ci stuferemo di farlo andremo a trovare Otis e Buddy! Gli porteremo i biscotti come facevamo una volta».

La fece piroettare e notò che l’espressione torva che ormai le riusciva così bene si era attenuata un pochino.

«Anche con la neve, in meno di un’ora arriviamo. Facciamo i bagagli!».

«Adesso?». La nonna si sforzò di trattenere un sorriso.

«Perché no?». Holly cercò di vincere la stanchezza per il bene dell’altra. «Okay, è tardi, ma mi bastano due orette per togliere l’albero e preparare tutto. Anche se andiamo a letto a mezzanotte, possiamo comunque dormire di più domattina! Ho messo sui letti delle trapunte caldissime in piuma d’oca e lenzuola con mille fili».

L’anziana strabuzzò gli occhi.

«Ti ricordi? Il nonno aveva detto, e cito testualmente, di “fare come si deve”. In caso contrario, me l’avrebbe fatta pagare al nostro prossimo incontro».

Riuscì a strapparle un sorriso.

«Dai, andiamo». Prese la nonna tra le braccia e la strinse con entusiasmo facendola ridere: il suono più bello del mondo. Le cose sarebbero andate alla grande di nuovo, se lo sentiva; ed era certa che quel Natale sarebbe stato un nuovo inizio.

Capitolo 2

Ci volle qualche ora per impacchettare tutte le decorazioni e le luci, prendere le calze, portare fuori l’albero e la ghirlanda, fissare tutto dentro e sulla macchina, preparare i loro regali e le valigie e fare il viaggio in auto. Lo chalet si trovava alla fine di una strada tutta tornanti che si snodava da una cittadina sul fianco della montagna, Leiper’s Fork, nota per l’ospitalità tipica degli Stati del Sud, per i biscotti al latticello, perché saltuariamente qualche cantante famoso vi faceva capolino e per le gallerie d’arte.

Il tragitto era accidentato. Le previsioni del tempo dicevano che le cose sarebbero peggiorate prima di migliorare, e di prepararsi a passare il Natale in casa, visto che la maggior parte delle strade sarebbe stata impraticabile. Holly non aveva motivo per dubitarne. Era nervosa, la macchina slittava da tutte le parti. Pregava in silenzio, sperando che non succedesse loro nulla, non a quell’ora e in mezzo a quel buio e a quella neve.

Era già passata la mezzanotte quando parcheggiò nel vialetto ghiacciato. Si fermò e spense la macchina, prese le chiavi dello chalet e ricominciò a respirare; non sapeva più da quanto stava trattenendo il fiato. Aveva le spalle tese per tutte le vicende della serata, e non vedeva l’ora di lasciarsi avvolgere dal calore accogliente che le aspettava.

«Resta lì», disse e aprì lo sportello. «Vengo a prenderti io».

Era buio pesto. La ragazza accese la torcia del telefono per vedere dove camminava, mentre gli stivali affondavano nella neve morbida. Quello che all’inizio era solo un po’ di ghiaccio aveva finito per ricoprire l’intera zona, trasformandola, notò Holly quando si abituò all’oscurità, nella versione invernale del paese delle meraviglie. Senza la luce in veranda era difficile vedere, quindi diresse il telefono verso la portiera della nonna e tirò la maniglia.

«Andiamo dentro, poi penseremo a cosa fare con l’albero. Forse dovrei portarlo in casa subito, dato che continua a nevicare».

L’anziana annuì, prese la mano della nipote e uscì dalla macchina. Raggiunsero insieme la veranda a passi attenti e faticosi. L’ultima cosa di cui la nonna aveva bisogno era cadere nel bel mezzo di una tempesta di neve.

Quando arrivarono alla caratteristica porta rossa che a Holly ricordava sempre il Natale, la ragazza tremava così tanto che le fu difficile mettere la chiave nella toppa; ma alla fine riuscì a infilarla e, con uno scatto, girò il pomello e accese le luci.

«Prendo le valigie», disse mentre l’altra studiava il nuovo arredamento.

La tristezza che le riempiva gli occhi quando avevano parcheggiato era ancora lì; non sembrava molto soddisfatta dei cambiamenti. Si vedeva benissimo che le mancava l’atmosfera familiare che c’era prima. Posò lo sguardo su una scultura di vetro: era una chitarra che la nipote aveva comprato da un mercante d’arte locale, entusiasta all’idea di potersela permettere.

Il vecchio chalet aveva sempre avuto un posto speciale nel cuore di Holly. Era il luogo ideale in cui riposarsi dopo lunghe giornate passate a camminare, a pescare o a chiacchierare con gli amici attorno a un falò. E d’inverno si sfidavano a giochi di società, appendevano ghirlande di popcorn all’albero di Natale, e il nonno nascondeva i regali in tutta la casa per farglieli cercare.

Prima era arredato con mobili molto semplici, senza fronzoli. Ma lei aveva cambiato tutto. Aveva imbiancato, modernizzato il sistema di illuminazione, aggiunto elettrodomestici in acciaio inox e un doppio forno, armadietti di pregio, pavimenti in legno massello e modanature a soffitto. Poi aveva rinfrescato gli ambienti con mobili in crema, luci soffuse e svariati richiami a Nashville e dintorni. I muri bianchi erano stati decorati con opere di artisti locali e, alla fine, in casa si respirava un’aria tipica del Sud: era il posto perfetto per attirare i turisti.

Eppure, Holly capiva bene come si sentisse sua nonna. Aveva provato la stessa sensazione il primo giorno in cui era andata lì per iniziare i lavori. Era il luogo in cui il ricordo del nonno era più intenso. Ripensò ai momenti in cui la prendeva in braccio, al tramonto, quando andava a riposarsi su una delle sedie a dondolo in veranda. Si sentiva al sicuro, le sembrava che non potesse succederle nulla di male quando era con lui.

«Perché non ti rilassi sul divano?», suggerì.

La nonna distolse gli occhi dalla scultura per rivolgerli alla nipote, ma quando i loro sguardi si incrociarono, aveva un’espressione incerta.

Si girò e, un po’ traballante sulle gambe indolenzite dal viaggio, si avvicinò al divano; ci passò sopra una mano segnata dal tempo e si sedette sul bordo.

Holly si tirò su il cappotto fino al mento per evitare che il gelo la investisse, tornò fuori e prese le valigie dal sedile posteriore, quindi chiuse la macchina con un piede. Le trascinò lungo la scala della veranda, senza fiato per il peso, e le trainò attraverso il corridoio fino alla camera da letto. Si accorse che la nonna era ancora seduta sul bordo del divano, le mani sulle ginocchia, l’espressione inequivocabilmente torva. Magari era solo stanca. Avrebbe messo tutte le sue cose in camera il più in fretta possibile per farla andare a riposare. Era stata una serata impegnativa. Mollò le valigie, perché non era in grado di trascinarle ancora, aprì la porta e accese la luce.

Con sua grande sorpresa, in mezzo alla stanza vide un uomo schizzare seduto sul letto, in un lampo, svegliato dallo shock, e si mise a urlare in panico. Lui si bloccò per valutare la situazione, spostando lo sguardo da lei alle valigie. Quando entrambi capirono che nessuno dei due era una minaccia, il ragazzo si passò una mano tra i capelli, frastornato dal sonno.

Solo allora Holly notò la mascella squadrata, la barba corta, gli occhi scuri e i capelli folti e corvini. Sembrava un modello uscito da una rivista. Se non fosse che indossava un pigiama ridicolo a righe argento. Ma pure quello gli stava piuttosto bene.

«Scusami ma… hai affittato tu lo chalet per questa settimana?», le chiese.

Lei scosse la testa, aveva qualche problema a trovare le parole mentre quegli occhi la scrutavano. Sembravano irrequieti e curiosi. Si schiarì la gola e cercò di focalizzare la propria attenzione su qualcos’altro, nel tentativo di articolare un ragionamento sensato, ma finì per fissare l’impronta di quel corpo tra le lenzuola, e concentrarsi fu ancora più difficile. Aveva invaso il suo spazio personale, lo aveva svegliato, e le bruciavano le guance dall’imbarazzo. «Mia nonna ha detto che non c’era nessuno questa settimana», riuscì a dire. «Lo chalet è nostro».

Il ragazzo sbatté le palpebre a lungo, e Holly non capì se cercasse di elaborare la situazione o semplicemente di svegliarsi. Poi, finalmente, chiese: «Quindi… sei qui per pulire tra un ospite e l’altro o qualcosa del genere? All’una di notte? In mezzo a una tempesta di neve?»

«Cosa succede?», indagò la nonna sbucando alle spalle di Holly e cogliendola di sorpresa. «Ho sentito un urlo».

«Joseph Barnes», si presentò lui.

Lo sguardo dell’anziana lo trafisse. «Ci siamo noi qui per Natale».

«Ho affittato lo chalet la settimana scorsa, volevo chiamarvi ma purtroppo il telefono non prendeva bene. L’aeroporto è chiuso e mi hanno cancellato il volo».

“Ma certo”. Holly si ricordava di aver aiutato la nonna con la prenotazione. Quell’uomo era lì da solo: un consulente finanziario o qualcosa del genere, insomma un pezzo grosso di New York.

«Dov’è la tua macchina?», indagò. Si era resa conto improvvisamente che non avevano trovato niente nel vialetto ad avvisarle della presenza di un ospite.

«Ho preso un taxi dall’aeroporto».

Joseph fece un passo verso di loro, Holly indietreggiò e inciampò sulle valigie. Lui la afferrò con un braccio forzuto.

Innervosita, prese a spostare i bagagli contro il muro.

«Volevo pagarvi i giorni in più. Scusate se ho disturbato la vostra vacanza di famiglia».

La nonna fece un sospiro scocciato. «Be’, io e Holly non ce ne andiamo. Non esiste che risalga in macchina con questo tempaccio. Per cui, nei prossimi giorni, dovremo arrangiarci».

«Andrà tutto bene», le assicurò la nipote, chiedendosi come avrebbero fatto con le loro maratone di film sapendo che uno sconosciuto si aggirava per casa. «Noi due ci mettiamo nell’altra stanza e Joseph può rimanere lì dov’è».

La smorfia della nonna si intensificò mentre si girava per andare in camera. «Sono esausta», annunciò. «Quindi diamoci una mossa e disfiamo le valigie».

Holly fece per prendere i bagagli, ma Joseph fece un passo avanti e li agguantò per primo. «Ti prego», disse. «Lascia che ci pensi io. Sono terribilmente dispiaciuto. È il minimo che possa fare». Il gesto la colpì. Davvero premuroso.

Entrambi seguirono l’anziana, che era già nella stanza e se ne stava lì con le mani sui fianchi. «E cosa sarebbe tutta questa roba?».

La camera era piena di scatoloni. L’uomo oltrepassò la nonna e si mise a sistemarli, spostandoli contro le pareti. «Questi sono miei», spiegò.

Dopo aver portato dentro tutte le valigie, mentre la nonna era nel bagno adiacente a prepararsi per la notte, Joseph si rivolse a Holly e disse: «Mi dispiace tantissimo. Mi sento in colpa…».

«Non potevi saperlo», rispose lei con un sorriso consolatorio. «Non è stata colpa tua».

«Posso fare altro prima di andare a letto? Bagagli finiti?».

Lei pensò alla neve che scendeva fuori e all’albero  legato sul tettuccio della macchina, e si morse un labbro. Dopo aver lavorato tutto il giorno e aver guidato fin lì, aveva a malapena le forze di portare dentro il resto delle valigie, figurarsi un abete gigantesco. Era il caso di chiederglielo?

Lui si accorse della sua indecisione. «Di cosa hai bisogno? Lo faccio volentieri. Chiedi pure».

«Ti andrebbe di recuperare un albero di Natale dalla mia macchina?».

La richiesta sembrò sorprenderlo parecchio. Sorrise, e quell’espressione divertita lo fece sembrare ancora più bello agli occhi di Holly.

All’improvviso, la stanchezza le sembrò un ricordo lontano…

 

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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