Recensione del romanzo “L’ apicultore di Aleppo” di Christy Leftery edito da Piemme edizioni

L’apicultore di Aleppo
Autrice: Christy Lefteri
Traduzione: di Laura Prandino
Casa editrice: Piemme
data di pubblicazione: 24 Settembre
pagine: 297

Trama

Le api non avevano segreti per Nuri, negli anni felici della sua vita ad Aleppo: le conosceva, ne sapeva interpretare le danze, i ritmi, l’incredibile miracolo della loro società perfettamente unita. La sua vita, in Siria, era semplice e insieme ricca; lui si occupava delle arnie, sua moglie Afra inventava mille colori per dipingere il mare con le sue mani e i suoi occhi di artista, il piccolo Sami giocava tranquillo. Ma poi la Siria ha cominciato a cadere a pezzi, e così la famiglia di Nuri. Adesso, Sami non c’è più, e Afra è diventata cieca: nei suoi occhi, che hanno improvvisamente smesso di vedere, Nuri rivede ogni giorno il suo stesso dolore, e tutto ciò che, insieme, hanno perduto. Ma negli occhi color del miele di sua moglie, Nuri trova anche dell’altro: una ragione per resistere, per lottare, per continuare a vivere. Lottare per lei come per la piccola ape senza ali che adesso Nuri sta curando proprio lì, in Inghilterra, dove lui e Afra sono arrivati dopo un viaggio pericoloso e straordinario. Un viaggio che Nuri ha voluto intraprendere per seguire l’unico sogno che gli resta. Quello di tornare, un giorno, a sentire la risata di Afra, che era la cosa più bella del mondo.

 

“Ovunque ci siano api ci sono fiori, e ovunque ci siano fiori ci sono nuova vita e speranza”

L’apicultore di Aleppo, ci racconta la storia di Nuri e Afra, una coppia di siriani che hanno dovuto lasciare la loro terra a causa della guerra, lasciando alle loro spalle i propri ricordi, i sogni, la loro vita e un grande dolore…

Con coraggio intraprendono un viaggio verso la Speranza.

“Abitavamo in una casetta con una camera da letto in collina. Dall’alto si vedeva bene l’architettura disordinata e lo splendore di cupole e minareti, e in lontananza spuntava la cittadella.
In primavera era bello starsene seduti in veranda; si sentiva il profumo di terra del deserto  e si vedeva il sole  rosso che tramontava.”

Nuri riesce a convincere la moglie Afra a lasciare la loro casa di Aleppo, intraprendono il loro viaggio  pieno di pericoli e insidie verso l’Inghilterra, dove ad aspettarli c’è un cugino di Nuri, Mustafa.
Nuri non lascia solo la sua casa, ma anche le sue adorate api, lui che per fare l’apicoltore ha lasciato la città contro il volere del padre per seguire il suo sogno e ora a causa della guerra il suo sogno veniva infranto.

“Avevo imparato ad ascoltarle davvero, e parlavo con loro come se fossero un unico corpo vivo con un solo
cuore perché, dovete sapere, le api lavorano sempre insieme e , persino quando alla fine dell’estate i fuchi vengono uccisi dalle operaie per risparmiare le riserve di cibo, lavorano comunque come un’unica entità. Comunicano fra loro con una danza.”

Lungo il loro percorso attraversano diverse città, conoscono altre persone che a causa della guerra hanno lasciato la loro terra per cambiare vita, ma nei loro occhi Nuri vedeva tanta sofferenza, raggiugere la meta si è rivelato davvero difficile.
Nuri e Afra alloggiano in diversi accampamenti per emigrati, incontrando anche persone poco affidabili, ma l’uomo  vuole raggiungere a tutti i costi il suo obiettivo,  e non si fa abbattere dalle difficoltà, deve arrivare in Inghilterra per raggiungere suo cugino, lavorare con le api e far recuperare la vista a sua moglie.

“Nella sicurezza di quella stanza, con il rumore di sottofondo delle conversazioni, mi metto a pensare alle api. Le vedo nel cielo estivo, che escono e volano lontano a cercare piante e fiori. Quasi sento il canto. Sento il profumo del miele e vedo i favi che luccicano al sole. “

Una lettura scorrevole che fa riflettere su un argomento molto attuale che preoccupa la nostra società: l’emigrazione. Ci sarebbero molte cose da dire, ma non voglio fare politica, voglio solo dire una cosa: non bisogna fare di tutta un’erba un fascio perché ci sono emigrati che scappano dalla loro terra contro la loro volontà, perché a casa loro stanno bene, ma che a causa di forze maggiori si trovano costretti a dover lasciare tutto, come il protagonista di questo romanzo. Quello dell’emigrazione è un argomento molto delicato, io penso che quando la gente  si lamenta degli immigrati si riferisca alle persone che vengono nel nostro paese solo per creare problemi, bisogna scindere le due cose: Sì ai rifugiati di guerra, perché è un loro diritto avere protezione e volere un posto sicuro per i loro bambini, ma no a coloro che vengono nel nostro paese abusivamente per creare problemi, non è giusto che vadano di mezzo persone innocenti.

Leggere questo romanzo apre gli occhi, porta il lettore a scoprire cosa si cela dietro un viaggio verso la speranza di persone che lasciano tutto, con coraggio, per avere un futuro migliore.

Un romanzo che parla di sacrifici, paura, coraggio e speranza. Una storia sulla forza dell’amore, perché solo grazie a quello si riesce a tornare a sperare…

Di questa narrazione mi ha colpito la forza di volontà  di Nuri, che nonostante tutti i sacrifici  fatti per costruirsi un futuro in Siria, la sua terra,  abbia comunque trovato la forza di lasciare tutto per dare un futuro migliore a sua moglie e ripartire da zero, lasciandosi alle spalle tutti i sacrifici di una vita…

“I ricordi mi balenano davanti agli occhi: la casa di suo padre sui monti, suo nonno che spalma il miele sul pane caldo, i sentieri che ci portavano nel bosco dove le api trovavano i fiori, il tempio a sua madre e quel sorriso scintillante, il modo in cui ce ne stavamo senza protezione negli apiari con le api tutto intorno a noi (…)
La forza misteriosa che fa incrociare due vite. (…) tutto mi scorre davanti agli occhi come stessi per esalare l’ultimo respiro…

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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