Recensione “L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio edito da Piemme

L’estate dell’incanto
Francesco Carofiglio
Casa editrice: Piemme
Data di pubblicazione: 24 Settembre 2019
pagine: 268
prezzo: 17,50

Trama

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

 

“Mi  sono sempre sentita a casa, viaggiando. E ogni casa, nella memoria, rimanda a un’altra casa, ogni viaggio a un altro viaggio, ogni colazione  a un’altra colazione. In un tempo tutto comunicante dove i piccoli dettagli disegnano l’architettura dell’universo.”

Il romanzo “L’estate dell’incanto” racconta la vita di Miranda, una signora novantenne che vive di ricordi, e attraverso essi ci accompagna nei meandri della sua prima estate trascorsa in campagna, sembra che per lei il tempo si sia fermato all’estate del 1939, dove era solo una ragazzina spensierata di dieci anni.
La narrazione alterna la vita di Miranda da anziana e da bambina, ed è come se i suoi ricordi di fanciulla volessero prevaricare sulla sua vita quasi giunta alla fine.

“Ho visto il mio corpo invecchiare, tutti questi anni. Ma quando mi guardo rivedo quella bambina, secca, coi capelli in disordine.
Non ho paura.(…)
In tutti questi anni ho attraversato le vite,come se non fossi una, ma una serie di me.”

E’ l’estate del 1939 quando Miranda insieme a sua madre, partono dalla loro casa di Firenze per andare a trascorrere le  vacanze nella campagna pistoiese, a Villa Ada , dove ad aspettarle c’è suo nonno paterno e la  domestica Elda.
 Laggiù la bambina trascorre giorni bellissimi, spensierati, l’unica cosa che la attanaglia, è la mancanza del suo babbo, che a causa del suo lavoro spesso è costretto a viaggiare, Miranda ogni giorno lo tiene aggiornato sulle sue avventure in campagna attraverso le lettere che gli scrive.

“A volte mi guardo allo specchio e lo cerco. E gli parlo, e lo sento d nuovo, stringermi la mano, come quella volta, al cinema Edison.(…)
Poi lo specchio comincia a rigarsi, invaso dal contagio di una piccola incrinatura, e si riempie di crepe, dividendo l’immagine in minuscoli frammenti, ed esplode.
Io non ci sono più, mio padre non c’è più, non c’è più nessuno.
Non c’è più nessuno.”

Nonno Ugo è  un pittore e trascorre la maggior parte del  tempo nel suo studio a dipingere, è il suo rifugio, un posto che custodisce gelosamente,dove è vietato l’accesso a chiunque. Miranda un giorno, incuriosita, non riuscendo a resistere alla tentazione riesce a intrufolarsi e si ritrova in un luogo dove sembra che i quadri prendano vita, su ogni quadro c’e’ dipinto il bosco e gli animali che ci abitano, la bambina ne rimane colpita, sembrava che ogni animale attraverso quei dipinti prendesse vita…
Il nonno era un uomo imperturbabile, almeno all’apparenza, infatti, Miranda non sapeva come interagire con lui, e fu proprio la passione che entrambi avevano per il disegno a creare un legame.
Miranda a Villa Ada trascorre l’estate più bella della sua vita, conosce posti nuovi, persone nuove, fa amicizia con un ragazzino un po’ più grande di lei di nome Lapo ,con il quale trascorre tantissimo tempo.
Nei ricordi di Miranda quell’estate sembra un incanto…

“Sento l’odore.
Ricordo l’odore. E ritorno sempre lì.
Il profumo bagnato dell’erba.Il tempo lento. Il caldo secco della campagna.”

Miranda, ora novantenne, vive il suo quotidiano godendosi ogni attimo, ripensa a quei momenti della sua infanzia, così lontani, alla sua ultima estate spensierata; quando era all’oscuro di tutto quello che sarebbe accaduto, non poteva immaginare che cosa il destino avesse in serbo per lei, che di lì a poco la sua vita sarebbe cambiata, ma non solo la sua vita, anche quella del mondo intero a causa dell’imminente scoppio della Seconda guerra Mondiale.

“Ogni casa ha un segreto. Ogni famiglia a un segreto.
Ripensando a quell’estate, mi sono chiesta se quello che accadde fu la semplice, necessaria, sequenza degli eventi. E se l’incrocio delle nostre giornate, nella liturgia lenta della villeggiatura, fu solo il passaggio di una stagione che avremmo ricordato, o dimenticato, come ogni altra, prima e dopo, nella vita. O se invece tutto quello che avvenne, ogni movimento di andare e venire, ogni parola, ogni singolo pensiero, ogni scoperta, fu parte di qualcosa più grande, che qualcuno stava muovendo sopra le nostre teste, guardandoci vivere, correre e sorridere, prima che arrivasse il buio del mondo.
Quella stagione lontana è come un fermo immagine nel racconto interminabile della mia vita.”

 

Questo libro mi ha catturato fin dalle prime pagine, Miranda rappresenta il tempo che passa, ci fa riflettere sulla vecchiaia, sul nostro corpo che cambia, ma di come dentro ci si senta ancora giovani, ci rammenta di come i luoghi e gli oggetti sopravvivano a noi, alla nostra morte. I ricordi possono rappresentare la nostra ancora di salvezza oppure l’iceberg che ci fa sprofondare nel dolore, attraverso di essi riusciamo a rivivere momenti passati che non rivivremo più,  ci danno la forza di andare avanti, ci permettono di riportare in vita le persone a noi care , anche solo per un attimo.
Ci accompagnano fino al nostro ultimo istante di vita.
Miranda simboleggia tutte le persone che sono quasi arrivate al traguardo della loro vita, che hanno più ricordi che giorni da vivere, che con la loro consapevolezza si godono ogni istante che la vita gli offre.
Una storia dolce,delicata ma forte allo stesso tempo. Una lettura scorrevole che lascia un segno nel cuore del lettore.
Un libro che fa riflettere sulla vita, sulla sua essenza.
Una storia commovente ricca di emozioni dalla prima all’ultima pagina.
Lo scrittore Francesco Carofiglio ha una capacità straordinaria di descrivere le emozioni dei personaggi, ha una scrittura poetica…
Cosa ne penso?
E’ un libro meraviglioso!
Dovete assolutamente leggerlo!

“L’estate del ’39 è la linea di confine, la stagione della bellezza e dell’inganno. In quell’estate mi sono preparata a combattere, senza saperlo,contro tutto il mondo che mi sarebbe precipitato addosso.”

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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