Recensione del romanzo “Io sono Iqbal” di Andrew Crofts, edito da Piemme

Io sono Iqbal
Autore: Andrew Crofts
Traduttore: Leonardo Dehò
Casa editrice: Piemme
Prezzo: 12,90
Pagine: 204

Nel piccolo villaggio pakistano, frotte di bambini giocano a rincorrersi, ridono felici. Iqbal li vede dal finestrino del furgone che lo sta riportando a casa, al tramonto. Quei giochi erano anche i suoi, un tempo. Prima che ogni mattina all’alba venissero a prelevarlo per portarlo alla fabbrica di tappeti. Prima che fosse costretto a trascorrere le giornate attaccato a un telaio, in una stanza afosa, senza staccare gli occhi dal lavoro, altrimenti volano le botte. Prima.
Non se li ricorda nemmeno più i giochi da bambini, Iqbal. Eppure non ha ancora dieci anni. Sei anni prima è stato ceduto dalla famiglia per coprire un debito di dodici dollari, contratto dal fratello maggiore per sposarsi.
Un debito che non si estingue mai. Da allora è stato uno schiavo, sottomesso a padroni senza scrupoli, a sorveglianti crudeli, abbrutiti dalla miseria e dalla paura. Ha vissuto incatenato al telaio, inginocchiato per quindici ore al giorno, a tessere con le sue piccole mani quei bellissimi tappeti apprezzati in tutto il mondo. Insieme ad altri bambini come lui.
Ma Iqbal è diverso, in lui c’è una scintilla che niente riesce a spegnere, la sua mente è attenta e vigile, il suo senso di giustizia innato. Non tutti i bambini sono costretti a lavorare, pensa guardando il mondo dal finestrino di un furgone, quindi ci deve essere un modo.
Così, dopo un tentativo fallito e pagato a caro prezzo, Iqbal riesce finalmente a fuggire. Ha un solo obiettivo in testa, un sogno: far sapere al mondo cosa succede in Pakistan, liberare tutti i bambini dalla schiavitù. E ridare loro quell’infanzia che hanno provato a rubargli.
Una storia vera, intensa e commovente, impossibile da dimenticare.

 

 

“Io sono Iqbal” è un romanzo ambientato in Pakistan, è una storia vera che racconta la dura realtà dello sfruttamento minorile.

“Schiavo è solo colui che accetta di esserlo.”

Iqbal aveva solo quattro anni quando fu venduto dalla sua famiglia a un mercante di tappeti per farlo lavorare in fabbrica. I soldi erano pochi e le bocche da sfamare erano tante così le famiglie mandavano a lavorare i loro bambini per pagare i debiti.
Ma Iqbal non era come gli altri bambini che erano rassegnati al loro destino, a lui quella vita non piaceva, sognava la libertà e tentò parecchie volte di fuggire.
Le prime due volte, ricevette sempre delle durissime punizioni, lui non si rassegnò mai all’idea di essere sfruttato per tutta la vita, provò a scappare ancora e questa volta, date le esperienze precedenti si fece furbo e riuscì nel suo intento.

 

<<Mi chiamo Iqbal Masih>> ripeté.<<Sono di Muridke. Quando avevo quattro anni, mio padre e mia madre hanno dovuto chiedere in prestito i soldi per il matrimonio di mio fratello. Il padrone della fabbrica di tappeti glieli ha prestati ed io ho cominciato ogni giorno ad andare a lavorare alla sua fabbrica per ripagare il debito.>>

 Dopo aver vagabondato per parecchi giorni, incontrò l’uomo che gli avrebbe cambiato la vita. Anche se era molto diffidente a causa dei suoi incontri con persone disoneste,  questa volta fu fortunato: quell’uomo si sarebbe preso cura di lui, dandogli un istruzione, un tetto sotto il quale dormire e l’ appoggio per realizzare il suo sogno più grande: “riuscire a liberare tutti i bambini che venivano sfruttati nelle fabbriche.”

Ehsan trovò in Iqbal qualcosa di speciale, entrambi sognavano un Pakistan diverso, che bandiva ogni sorta di sfruttamento minorile. I due si allearono insieme e riuscirono a liberare diversi bambini. Iqbal  diventò per i bambini una sorta di idolo, di salvatore, infatti, chi meglio di  lui poteva sapere come erano sfruttati e picchiati dai loro padroni?

 

“Iqbal era uno schiavo proprio come uno di voi, ma ha avuto la forza di lottare,di rifiutare il fatto che qualcuno potesse portargli via la libertà. Ecco quello che dovete fare. Dovete imparare a leggere e a scrivere, a fare i conti così potrete avere un lavoro decente e nessuno potrà rendervi ancora schiavi.”

I due iniziarono la loro battaglia, arrivarono anche minacce ma loro continuarono con la loro missione, fecero il giro dell’Europa fino ad arrivare in America per portare la testimonianza di Iqbal in modo che tutti gli uomini facoltosi potessero fare qualcosa per bloccare questa disumana situazione.
Il ragazzo con la sua testimonianza riusci’ a rapire i cuori della gente.

“Ma se tutti erano contro la schiavitù,come mai non era stata ancora abolita? Come mai gente come il suo padrone poteva impunemente tenere imprigionati tutti quei bambini? E se erano gli occidentali che,lo sapevano tutti, a pretendere prezzi  sempre più bassi per l’acquisto dei tappeti, perché mai esultavano in quel modo? Proprio non capiva.”

Il bambino con l’aiuto di Ehsan riuscì a fare grandi passi. Per Iqbal aiutare tutti i bambini  sfruttati era diventata la missione della sua vita. Non gli facevano più paura le minacce di morte. Lui era deciso ad andare avanti fino in fondo, anche a costo di mettere  a repentaglio la sua vita.

 

 

“Un piccolo fabbricante di tappeti è diventato un fabbricante di sogni,l’emblema di una lotta e di una speranza per milioni di bambini: in qualche modo, è stata semplicemente la sua storia a farne un mito.”

Una lettura scorrevole,una storia commovente, che fa riflettere su ciò che accade nel mondo. Una storia che parla di sfruttamento minorile che riguarda i popoli sottosviluppati e che a  molti di noi occidentali, forse, fa comodo non sapere e non approfondire. In questo libro si può respirare la voglia di riscatto, di libertà. Iqbal con la sua vita ci ha trasmesso un  grande esempio di altruismo e di voglia di combattere le ingiustizie. Un grande esempio per tutti noi.

foto presa dal web

Andrew Crofts è uno scrittore inglese, autore di più di ottanta titoli. È uno dei più noti e pagati ghostwriter al mondo, segreta penna di decine di bestseller. Il suo libro Ghostwriting appare citato più volte in Il ghostwriter di Robert Harris, da cui è tratto il celebre film di Roman Polanski, L’uomo nell’ombraIo sono Iqbal, invece, è uno dei numerosi successi a sua firma, tradotto in molti Paesi.

 scontato!

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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