Vi presento “Petrademone”,autore Manlio Castagna, edito Mondadori. Lettura adatta ai ragazzi da 9 a 11 anni

trama

Frida ha appena perso genitori in un incidente del quale si sente responsabile e viene mandata a Petrademone, la tenuta degli zii, scenario di misteriosi avvenimenti: gli amati border collie di famiglia sono spariti e tutte le notti una strana nebbia avvolge i prati circostanti la casa, portando l’eco di voci inquietanti. Insieme a tre amici, la ragazza scoprirà l’esistenza di un mondo parallelo e malvagio e di essere la “prescelta” per una missione dalla quale dipenderà il destino dell’umanità intera.

Petrademone

 

La grossa auto nera si fermò con una brusca frenata davanti al cancello della proprietà. A parte il borbottio del motore, la montagna taceva. Tra gli stracci di nuvole nel cielo notturno, la luna quasi piena sembrava uno spettro impegnato a spiare.
L’autista, un uomo sulla cinquantina, uscì dalla macchina e si sgarchì le gambe. Camminava con un passo incerto, come se avesse le gambe di plastilina. Aveva guidato quasi per sette ore di fila, e si sentiva terribilmente stanco. Voleva solo riposare la passeggera che riposava sul sedile posteriore e tornarsene a casa.
Accese la torcia e si avvicinò al cancello alla ricerca di un campanello. Il suo orologio digitale da polso segnava le 21:13. Piu’ in basso la data, 1 Luglio 1985. Lunedì. 
Sul palo davanti al cancello notò, grazie al fascio di luce della torcia, un’insegna metallica di ferro brunito: la sagoma di un cane dall’aria minacciosa e la scritta PETRADEMONE.
L’autista si guardava continuamente alle spalle: si sentiva a disagio in quel regno di ombre scricchiolanti in agguato nel buio. Sussultò dallo spavento quando la sua passeggera – una ragazza appena adolescente – gli comparve improvvisamente accanto, senza che lui l’avesse sentita muoversi.
<<Mi ha fatto prendere un colpo>> le disse.
Lei non rispose. Si limitava a guardare davanti a sè, oltre il cancello. 
<<I suoi zii sapevano che saremmo arrivati,no?>> le chiese l’autista.
<<Non lo so>> gli rispose con un filo di voce, sempre senza voltarsi. L’uomo puntò la luce della torcia verso di lei, come a voler capire se stesse scherzando.
La ragazza dai lunghi capelli neri restò immobile. Il suo volto era una maschera pallida e senza espressione.
<<E come facciamo adesso? Se dormono come entriamo? Sfondiamo il cancello con la macchina? >> Lo avrebbe fatto, se avesse potuto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di chiudere quella giornata e lasciare quel posto in cui anche un alito di vento sembrava portare cattivi presagi. 
<<Sta arrivando qualcuno>> disse lei con voce piatta.
L’uomo si voltò di scatto verso il cancello, puntando la debole torcia in quella direzione, ma restò deluso e sbottò: <<Non vedo nessuno!>>.
Uno schianto lacerò il silenzio. L’autista si spaventò al punto che la torcia gli scivolò di mano.Il buio della notte si strinse intorno a loro.
Il rumore si ripetè.
Qualcosa stava sbattendo contro il cancello.
Qualcosa di pesante.
L’autista era immobilizzato dal terrore. Quel qualcosa continuava a picchiare contro le sbarre, dal lato della tenuta. La ragazza, impassibile, sollevò dalla ghiaia la torcia e la puntò verso la parte basso del cancello.
C’era un cane. Un cane piuttosto grosso, dal pelo bianco e nero e dallo sguardo vitreo.
<<Che diavolo sta facendo?!>> sbottò l’uomo, sorpreso e impaurito.
La ragazza s’inginocchiò  e facendo passare il braccio tra le inferriate allungò la mano fin sotto il naso del cane. 
<<Ma che fa, è impazzita? Cerca di farsi sbranare? Non voglio passare tutta la notte in ospedale!>> tuonò l’autista.
Senza degnarlo di risposta, lei si rivolse al cane. <<Ciao, bel cagnone, io mi chiamo Frida. E tu?>>
L’animale le annusò a lungo la mano per identificarla attraverso gli odori nascosti tra le dita, poi le leccò il palmo con una foga commovente. Dopo qualche secondo cominciò addirittura a ululare. Un ululato soffocato e pieno di fatica . Doveva essere anziano. 
Le luci dentro le finestre della casa a due piani, in fondo alla proprietà , si accesero. Quadretti luminosi appesi sul muro della notte. 
<< Ah, bene, vedi che questo cagnaccio è servito a qualcosa>> disse secco l’uomo.
Frida lo fulminò con un’ occhiata velenosa. <<Se si azzarda a ripetere una cosa del genere, la farò pentire di aver accettato questo lavoro.>>
L’ uomo restò piazzato e non riuscì a rispondere altro che un timido: <<Mi scusi>> pronunciato come se fosse una preghiera recitata con timore.
Frida si pentì subito di essere stata così aggressiva. Da quel giorno in lei era arrivata ad abitare un altra Frida, totalmente diversa da quella gioiosa e timida che per tredici anni tutti avevano conosciuto. Questa nuova inquilina aveva un gran brutto carattere, e non l’avrebbe sfrattata facilmente.
In lontananza comparve una luce tremolante, si muoveva verso di loro come una lucciola impaurita. Era il fanalino di una bicicletta.

 

Manlio Castagna

Nato a Salerno, collabora da vent’anni all’organizzazione del Giffoni Film Festival e fino al 2018 ne è stato il vicedirettore artistico.
Sceneggiatore e regista, si occupa di fotografia, neurocomunicazione e semiologia degli audiovisivi.

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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