Intervista alla scrittrice esordiente Clizia Fornasier, autrice del romanzo “E’il suono delle onde che resta” HarperCollins editore

Ciao Clizia, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”

 

1) Da dove nasce la tua tua passione per la scrittura?

  • difficile rispondere. Immagino dalle favole che mi venivano lette quando ero bambina. C’era un libro illustrato da Richard Scarry, “365 storie”, una per ogni giorno dell’anno. Quelle me le leggeva mamma prima di dormire mentre mio padre inventava storie che mi spaventavano e affascinavano. Streghe, pendole che suonavano la mezzanotte e nomi bizzarri, neologismi buffi che partoriva la sua fantasia. E ricordo la prima parola che ho scritto. Era “sole”, con la esse rovesciata, su uno scatolone nella taverna di casa.

2) La tua scrittrice o scrittore preferito?

  • Sono un’assaporatrice, mi piace contaminarmi con stili e gusti differenti. Cerco la storia prima dell’autore. Ma ci sono alcuni scrittori di cui ho letto tanto. Doris Lessing, la penna femminile che più mi ha fidelizzata, Nabokov e i suoi pensieri contorti, il suo stile senza tempo, quelle descrizioni… E Stephen King. Non è mai ridondante, non è mai presuntuoso e i suoi personaggi che non fanno il verso a nessuno restano nella memoria con la sfumatura dei loro capelli, con il loro odore. Lui sa farci arrivare tutto, disinvolto, magico, inquietante come un bambino folle.

3) Quando hai iniziato a scrivere “E’ il suono delle onde che resta” sapevi già come sarebbe stato il finale?

  • Non esattamente. Sono dovuta arrivare fino in fondo, accompagnare Caterina e Adele alla fine del loro viaggio per ascoltare quello che mi suggerivano le loro voci.  Recentemente ho ascoltato un pensiero che mi ha molto colpita. Diceva che non dobbiamo essere presuntuosi. Le idee non sono nostre, non sono nostre invenzioni. Sono già presenti. Uno scrittore non è che il canale ideale per portarle qui, prestando loro tempo, notti e parole. 

4) Come è nata l’idea del romanzo “E’ il suono delle onde che resta?

  • Come dicevo “l’idea è arrivata” ma certo non è arrivata a caso. In un momento particolare della mia vita mi sono chiesta se alcune scelte che avevo compiuto fossero le scelte giuste. Ho immaginato lo sliding doors della mia vita, ci ho messo dentro un dolore grande che non trovava pace e così è comparsa una donna, Caterina, la mia protagonista. Un’amica che con me ha fatto un patto. Abbiamo condiviso una sofferenza e abbiamo cercato di guarirla.

5) Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

  • La prima versione contava all’incirca 80 pagine mentre l’ultima versione più di trecento. In totale direi tre anni, con tutte le pause di non scrittura, dall’idea del libro al libro in “carta e ossa”.

6) Qual è il personaggio a cui hai preferito dar voce e quale ti ha messo piu’ in difficoltà?

  • Hanno tutti la loro importanza quindi per ognuno c’è stata una carezza attenta. Certamente Caterina è il cuore sul quale ho indagato più profondamente. Le ombre erano tante e io ci ho acceso le luci più sfacciate. Il personaggio più complesso forse è quello di Adele, la bambina che con i suoi silenzi doveva raccontare un mondo intero, un languore senza fine.

7) Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole?Quale segno vorresti lasciare in loro?

  • Vorrei che si sentissero al riparo da tutto, nella casa di Caterina e poi, una volta riscaldati dalle braccia di questa storia, di queste due donne imperfette e diverse, pronti a ripartire, a ritrovare in loro stessi la forza di dirsi “ce la posso fare anch’io” e “smetterò di pensare il tempo mi porti distante dalla vita, da una nuova occasione di felicità”. Non siamo clessidre, non ci svuotiamo col tempo, tutt’altro”. E poi vorrei che il suono delle loro onde, il passato testardo che torna continuamente a batterci i pugni addosso, lasciasse spazio a un respiro che riempie i polmoni di aria buona, tanto da spingerli a tuffarsi ancora.

8) Ogni cosa può essere fonte d’ispirazione. Nel tuo romanzo ci sono due protagoniste Caterina e la piccola Adele. Hai usato l’immaginazione per questa storia o hai preso spunto  anche da persone reali?

  • Caterina, Adele e gli altri personaggi di questa storia sono loro, nessun altro. Forse dentro Caterina c’è una piccola proiezione di me, di una me che non si mostra se non nel privatissimo. L’ispirazione è una visione notturna, un’emozione destabilizzante, l’esigenza di guarire una ferita. Devi avere il caos dentro di te per generare una stella danzante. Questo l’ha detto Nietzsche. Non potrei dirlo meglio. 

9) Che colore daresti al tuo romanzo?

  • Il bianco. La spuma delle onde, il vuoto dentro Caterina, il vuoto nella memoria di Adele, le pagine nuove, la neve, la sottrazione .

10) Hai voglia di raccontarci il tuo esordio letterario e di quello che hai provato quando hai scoperto che ti avrebbero pubblicato il libro?

  • Era il giorno dell’eclissi di sole, nel luglio scorso. Leggere il contratto che mi legava ad HarperCollins, le bellissime parole che lo accompagnavano sulla fiducia che riponevano nella mia storia e nelle mie capacità di scrittrice, mi ha fatto camminare in una bolla per un bel po’ di tempo. La testa mi si è riempita di mille altri personaggi da raccontare, come se avessi chiamato a raccolta tantissime voci in attesa di esprimersi. Avevo anche scoperto da poco tempo di essere incinta del mio bimbo più piccolo. Sentivo una pienezza tonda e meravigliosa, dentro e fuori.

Grazie per avermi dedicato parte del tuo tempo e per le bellissime parole…

 

Foto presa dal web

Clizia Fornasier è  nata a Conegliano (Treviso) il 04 aprile 1986.” Il suono delle onde che resta” è il suo romanzo di esordio.

È la notte di Natale su un’isola remota, circondata dal mare scuro. Caterina è una vecchia signora stravagante, un’artista, che ha scelto per sé un destino di solitudine. Non vuole prendersi cura di niente e di nessuno, nemmeno di un gatto, e per questo vive reclusa nella sua casa arroccata su uno scoglio, lo spazio in cui dà vita alle sue opere d’arte. Mentre il resto del mondo festeggia davanti a una tavola imbandita, Caterina sta per andare a dormire, sola come sempre. I suoi occhi stanno per chiudersi, quando sente un rumore di vetri che si infrangono. In salotto giace una bambina, bagnata e svenuta. L’emozione di quell’improvviso contatto umano è troppo forte, e l’unica cosa che Caterina riesce a fare è stenderle addosso una coperta, sperando che la notte le sia clemente. La mattina dopo la bambina si è svegliata, ma non ricorda nulla della sua vita precedente. Sta disperatamente cercando il papà, ma di lui rammenta solo la voce e una musica lontana. Adele, come Caterina chiama la piccola, travolge l’anziana e reticente artista con tutta la vita e i colori che porta con sé. Inizia così per entrambe un’avventura che le porta fino agli angoli più remoti della terra e che cambierà irrimediabilmente le loro esistenze e i loro cuori.

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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