Vi presento “Il nome del figlio”, Autrice Marjolijn Van Heemstra edito Rizzoli.

Estratto:

Se il mio diciottesimo compleanno non fosse stato proprio dodici anni dopo che un lontano zio nella sua casetta in Spagna aveva sentito arrivare la fine, se lui non fosse stato senza figli e poco prima di morire non gli fosse venuta nostalgia di una vita che non aveva mai conosciuto, se non avesse, per questo motivo inviato a mia nonna il suo anello, l’unico gioiello in suo possesso, con l’incarico di regalarlo a un futuro famigliare che portasse il suo nome , se mia nonna non si fosse dimenticata di comprarmi un regalo per il mio compleanno e io quel giorno non fossi andata a trovarla, se non si fosse guardata in giro affannosamente per vedere se avesse qualcosa da qualche parte che potesse anche solo lontanamente somigliare a un regalo, se il suo sguardo non si fosse  soffermato proprio sulla scatoletta di pelle nera con dentro l’anello in attesa già da dodici anni del dito giusto, se non mi fossi assunta un impegno in virtu’ del quale la mia gravidanza sarebbe stata totalmente nel segno di un attentato dinamitardo avvenuto in 5 Dicembre 1946, allora questa storia sarebbe rimasta la piccola favola poco credibile che era stata per settant’anni.

Ancora 27 settimane

<< Lo chiamiamo Frans>> dico, <<Frans Julius Johan.>>

Mi spavento per il volume della mia voce.

D ride. <<Non c’è bisogno di gridare, sono qui vicino a te.>> Apre la portiera della macchina. << Devo aiutarti?>>

<< Sono incinta, non disabile.>>

Ridacchiando, passa dal lato del guidatore. Prima di salire batte due colpetti sul tettuccio per scaramanzia.  D è convinto che in caso di troppa felicità, si debba sempre scongiurare la sfortuna. Cerco di sentirmi sollevata. le settimane di incertezza sono passate, c’è un cuore che batte, un bimbo che cresce. Ma insieme al sollievo avverto nel petto anche una paura, la paura che sia annida nel mio corpo da quando sul test di gravidanza è comparsa la crocetta azzurra. E’ un vuoto minaccioso che sembra crescere con il bambino. Grande e bianco come la mappa dell’Antartide che un amico mi ha regalato l’anno scorso quando ho compiuto gli anni. Una superficie enorme con il nome stampato in alto a sinistra, la scala in basso a destra, e nient’altro. Non una strada, un lago, un paese, niente di niente. Secondo il mio amico era la mappa piu’ meravigliosa che avesse mai visto, a me invece faceva venire la pelle d’oca. Da quando contiamo le settimane, nella mia testa aleggia quel bianco, quella combinazione spaventosa di qualcosa e di nulla.

Mi lascio cadere pesantemente sul sedile, cerco di ignorare il dolore pungente ai fianchi. Sono incinta da tredici settimane e già adesso ho il bacino instabile.
D si siede accanto a me e indica la cartellina dell’ ecografia che ho in mano. << Me la fai vedere ancora una volta?>>  Insieme, guardiamo le immagini che l’ecografista ha stampato per noi (<< Nuove foto del vostro bambini>>) dopo averci spiegato a cosa corrispondono le pallide chiazze sullo schermo. Un braccio, uno stomaco, un cuore pulsante il nostro bambino che si manifestava man mano in segmenti luminosi. Annuivo da brava a ogni parte elencata, ma non riuscivo a distinguere nulla di umano in quelle forme che emergevano dall’oscurità.  Sembravano creature primitive immerse nel brodo primordiale. 
Le foto nella cartellina mi ricordano un paesaggio notturno avvolto dalla foschia. D le sfoglia, so già quale cerca, quella con due chiazze allungate ( le gambe) e una piccola appendice in mezzo. La foto davanti alla quale l’ecografista ha esclamato << è un maschio, senza dubbio!>>

 

<<Che silenzio>> bofonchia D. Poi infila le chiavi nel blocchetto e sintonizza la radio su 10 gold, la sua stazione preferita. Una volta trovata la foto, segue con il dito il contorno delle chiazze e canticchia soddisfatto in coro con Elton John. Io mi guardo le mani, il grosso anello d’oro con la pietra azzurra che mia nonna mi ha infilato al dito il giorno del mio diciottesimo compleanno con un’espressione solenne ,facendomi promettere di dare al mio primo figlio maschio il nome di qell’eroe di famiglia dal quale l’anello arriva. Aveva pronunciato il suo nome come se svelasse un segreto: Frans Julius Johan. Era la prima volta che sentivo il nome vero, io conoscevo solo il nome di battaglia con il quale lo chiamavano in famiglia: il cugino della bomba. Ovvero, l’eroe della resistenza che un anno dopo la fine della guerra aveva organizzato un attentato mortale contro un collaborazionista dell’ NSB – il movimento nazionalsocialista – che non era stato condannato, perchè non sopportava l’idea che non fosse fatta giustizia. Il suo ultimo desiderio, aveva detto mia nonna, era stato di tramandare l’anello a un famigliare che portasse il suo stesso nome <<L’ho qui nell’armadio da dodici anni. E potremmo aspettare all’infinito che in questa famiglia nasca finalmente qualcuno con questo nome, ma posso darlo semplicemente anche a te, se concordiamo che chiamerai così il tuo primo figlio maschio>>.

<<Lo chiamiamo Frans.>> Di nuovo quella strana voce forte. << Frans Julius Johan>> recito.

D alza lo sguardo dalla cartellina divertito. << Di regola non dovremmo essere tormentati da dubbi per mesi , sul nome, e a maggior ragione se i nomi sono tre?>>

Scuoto la testa. Nessun  dubbio. << Gli diamo il nome del cugino della bomba. Questi tempi hanno bisogno di un pò di sacrificio e di coraggio.>>

 

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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