Intervista alla scrittrice Annalisa Strada, autrice del romanzo “Piu’ fiori che opere di bene”

Ciao Annalisa, benvenuta a ” Due chiacchiere con lo scrittore”

  • Come sei arrivata alla tua prima pubblicazione? Come hai capito di voler scrivere un libro?

La mia passione per le storie comincia da lontano, da quando ero molto piccola e in casa mia tutti raccontavano quel che accadeva durante la giornata come se anche la più minuta delle vicende fosse un’avventura. E tutti leggevano, lasciandomi totalmente libera di scegliere su quali libri mettere le mani e gli occhi. Quindi le storie hanno accompagnato la mia esistenza. Il desiderio di raccontarne una mia è arrivato però quando avevo già una trentina d’anni. Forse il momento giusto è arrivato dopo un po’ di percorso fatto guardandomi molto attorno.

  • Scrivi una scaletta prima di scrivere o vai dove ti porta la storia?

Faccio sempre una scaletta della storia che voglio scrivere, ma la stilo solo dopo che la storia si è interamente dipanata nella mia testa. Non considero poi la scaletta un vincolo, ma una guida per non perdere la rotta e non smarrire i personaggi.

  • Hai scritto tanti libri per ragazzi, da dove nasce l’idea di scrivere un romanzo per adulti?

Credo che il romanzo per adulti sia nato come tutte le mie pubblicazioni per ragazzi: da una storia che ho pensato. Non è il destinatario a condizionare la narrazione, ma la narrazione che si indirizza a un destinatario. Direi che, semplicemente, mi è venuta in mente una storia più adatta a dei lettori grandi. Il fatto che poi sia un giallo è stato uno stimolo a confrontarsi con un genere nuovo e riprovare il brivido di essere un’esordiente.

  • Quanta parte della tua personalità trasferisci nei personaggi che inventi? Prendi spunto da situazioni reali?

La casistica è varia. A volte assisto a scene o vivo situazioni che mi fanno venire voglia di traslarle in un libro. Credo che sia inevitabile che alcuni personaggi un po’ mi assomigliano ma provo sempre a ritrarre, immaginare e far parlare persone con un carattere molto diverso dal mio: il bello di scrivere (e di leggere) è anche quello di potersi calare dentro qualcuno che non siamo noi.

  • Da dove nasce l’idea “Più fiori che opere di bene”?

L’idea di questo libro è nata dal fatto che mi piace moltissimo regalare fiori, mentre sono fortemente in imbarazzo ogni volta che ne regalano a me: il mio pollice, purtroppo, non è affatto verde! E poi i fiori non mancano mai nelle circostanze forti della vita: dalle più alle meno felici. Di conseguenza ho iniziato a pensare che chi consegna fiori finisce per partecipare all’esistenza degli altri passando, almeno inizialmente, quasi inosservato: una posizione di grande vantaggio, che offre grandi possibilità.

  • E’ stato difficile dar vita al personaggio principale della tua storia, Clotilde Grossi?                                                                                                                                                                                                                  Ho avuto in mente Clotilde appena ho messo mano alla scrittura del testo. Non so spiegare come e perché ma quella faccia, quei capelli e quel modo di vestire mi sono corsi incontro!

 

  • C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro,quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

I ripensamenti sono sempre dietro l’angolo, ma mi ha molto rassicurata il lavoro accurato di rilettura e confronto fatto con la redazione di HarperCollins!

 

  • Adesso è arrivato il momento di fare a te stessa una domanda che nessuno ti ha mai proposto,ma a cui avresti da sempre voluto rispondere…

Mi domanderei: “Come vorresti essere tra cent’anni?”

E mi risponderei: “Serena.”

 

Grazie per la tua disponibilità e complimenti per il tuo libro!

Grazie mille a te!

 

 foto presa dal web

Annalisa Strada è un’insegnante e scrittrice di libri per bambini. Nel 2014 ha vinto il premio Andersen. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo L’oceano in bottiglia (San Paolo Edizioni, 2010), Una sottile linea rosa (Giunti, 2014), Quella serpe di mia sorella (Mondadori 2015), Alla ricerca del mostro perduto (Piemme, 2016) e I ragazzi di Villa Emma (Mondadori, 2018),  Piu’ fiori che oper di bene ( HarperCollins gennaio 2019).

 

 

Clotilde Grossi, detta Clo, è una trentasettenne senza orpelli nel pensare e neanche nel vestire. Nella vita fa la fioraia, vive a Bergamo e il suo negozio si chiama Ditelo con i fiori. Nessuna meglio di lei sa se è meglio un crisantemo o un gladiolo per ogni occasione. Ma sarebbe un errore immaginarla come un’inguaribile romantica, perché la sua vera passione è il crimine. Vorace consumatrice di romanzi gialli che le vengono spacciati da Nicla Verzetti, la sua amica libraia del negozio di fronte, non riesce a resistere di fronte a ogni notizia di cronaca nera. Vuole sempre saperne di più e riesce a rubare preziose informazioni anche grazie al suo fidanzato storico, Carlo, che guarda caso fa l’impresario di pompe funebri. Un giorno però, nella piazza principale della città, viene ritrovata la testa di un uomo orrendamente sfigurato. Clotilde è fra i primi ad arrivare e senza pensarci due volte decide di mettersi in campo personalmente nelle indagini, utilizzando la scusa dei fiori. Ed è proprio durante le sue scorribande non proprio lecite che conosce il commissario Riccardo Leonardi. Un uomo dai rari sorrisi, cravatte sgargianti, frequenti macchie di stilografica sul taschino e dall’intuito infallibile. Per questo Leonardi capisce subito di aver trovato, più che un’innocente margherita, un’autentica spina nel fianco.

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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