estratto dal romanzo “Canto di una donna libera”

Quei libri mi salvarono. Trascinai l’ottomana davanti alla finestra che dava sul frutteto. Al mattino mi ci sdraiavo, in vestaglia, e leggevo i libri e le riviste di Parviz. Leggevo ancora poca poesia contemporanea, che per la maggior parte non mi colpiva affatto, ma di tanto in tanto incontravo dei versi che mi toccavano profondamente e sentivo il leggero ma familiare formicolio dell’ambizione.
Poi, un giorno, dal baule di cuoio del mio corredo tirai fuori un quaderno mezzo vuoto. Lo misi sul tavolo e lo aprii. Erano passati molti mesi da quando mi ero nascosta per comporre una poesia. Ma adesso sentivo di poter scrivere ciò che volevo. (…)

Da ragazzina avevo nascosto i miei versi migliori sotto il materasso per paura che potessero leggerli e punirmi. Ma mio padre adesso era lontano e non avrebbe mai visto queste poesie, e ogni giorno mi importava meno di quello che avrebbe potuto pensare Parviz se le avesse lette. Allora perchè non avrei dovuto scrivere ciò che volevo? Perchè non avrei dovuto esprimere ciò che davvero pensavo e sentivo? (…)

C’era ancora differenza tra ciò che volevo dire e come riuscivo a esprimerlo a parole, ma pin pino quel vuoto cominciò a riempirsi, almeno in parte. (…)

In quelle ore ero felice, piu’ di quanto fossi mai stata. Ero sola in una stanza, e a una a una le poesie mi stavano liberando.

Jasmin  Darznik  “Canto di una donna libera”

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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