Intervista alla scrittrice Maria Francesca Venturo “Sperando che il mondo mi chiami”

Intervista alla scrittrice Maria Francesca Venturo, autrice del romanzo “Sperando che il mondo mi chiami”

 

Jenny: Ciao Francesca,benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”. Avresti voglia di raccontarci del tuo esordio letterario?

Maria Francesca: L’idea di questo mio primo vero romanzo è nata sul campo, ho vissuto in prima persona l’esperienza del precariato scolastico e ho pensato che fosse importante raccontarla. Il romanzo era per me il mezzo migliore per farlo: si può raccontare la verità anche attraverso una storia inventata.

 

Jenny: Qual è l’autore che apprezzi di più? E il genere letterario?

Maria Francesca: Sono una lettrice abbastanza onnivora. Dopo la classica letteratura di formazione, sono passata attraverso letture di diverso genere per poi accorgermi che, dopo un lungo periodo passato a leggere autori soprattutto classici, stavo leggendo soprattutto opere di autrici, potrei citarne molte: la Austen e la sua geniale ironia e poi Morante, Deledda e le contemporanee Murgia, Di Pietrantonio, Gamberale, Agus, Mastrocola, Bertola. Un libro che mi ha colpito molto ultimamente è stato anche l’ultimo di Selvetella, e recentemente, per una serie di coincidenze, mi sono ritrovata a leggere Gramellini per poi rimbalzare su Bukowski e ritrovarmi sommersa nella letteratura per l’infanzia (se così la possiamo definire) e dai fumetti. Quando entro in libreria mi lascio trasportare dall’istinto, apro un libro e sfoglio, magari una frase o una parola mi rimanda un certo ricordo o una certa sensazione e allora decido di leggere.

L’unico genere al quale ancora non mi sono accostata con troppa convinzione è il noir e il poliziesco. Mi limito a Simenon e il riuscitissimo commissario Maigret.

 

Jenny: Spesso scrivere nasce da una esigenza, è stato così anche per te?

Maria Francesca: Sì. Ci sono storie che vivi in prima persona o che ti vengono raccontate e dalle quali capisci che si può imparare qualcosa, con le quali ci si può confrontare per migliorare o per capire meglio una parte nascosta di te. Penso che condividerle sia una bella occasione per vedere dove ci portano.

 

Jenny: Parlando di libri, da dove è arrivata l’ispirazione per “Sperando che il mondo chiami?”

Maria Francesca: Il romanzo ha cominciato a prendere forma quando ero una supplente di scuola. I bambini con i quali lavoriamo a scuola rappresentano il nostro futuro, essi lavorano a costruirlo, cosa che le supplenti di scuola, soprattutto quando le supplenze sono brevi, non possono fare. L’ispirazione è arrivata da questo paradosso.

Poi ho incontrato tante insegnanti precarie, sopratutto pendolari che arrivavano a Roma dal Sud, mi hanno raccontato le loro giornate, le loro difficoltà e ho pensato che fosse importante raccontare anche la loro storia.

 

Jenny: Come lavoro fai la maestra, per la tua storia hai preso spunto da storie reali o hai usato l’immaginazione?

  Maria Francesca: Ho usato l’immaginazione per raccontare una realtà.

Jenny:  Hai un personaggio preferito tra quelli del tuo romanzo? Se si,chi è, e perché ci sei particolarmente                affezionata?

Mariafrancesca: Sono affezionata a tutti i miei personaggi. Dalla sora Cecilia a Carolina, da Erasmo a Violoni, da Federico a Titti ed è curioso quanto mi manchino ora che il libro è finito. Forse il personaggio con il quale ho un legame speciale è quello della nonna Fortunata che tanto assomiglia alla mia amatissima nonna.

 

Jenny: Quanto tempo hai impiegato per concepire e mettere per iscritto tutti gli eventi del libro?

Maria Francesca: Un paio di anni di appunti, riflessioni e diverse versioni della storia. Poi un’estate intera per l’ultima stesura, senza fermarmi mai con l’aiuto di un prezioso editor.

 

Jenny: Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo romanzo,cosa diresti?

Maria Francesca: «Sperando che il mondo mi chiami» è un romanzo che racconta la voglia di prendere in mano la propria vita per scoprire che assumersene le responsabilità può regalarci anche meravigliose sorprese.

Siamo sempre più abituati a delegare e a girarci dall’altra parte quando le cose non vanno. La protagonista del romanzo, Carolina, a un certo punto capisce che occorre smettere di lamentarsi e che tuffarsi nella vita anche se è in burrasca è un’avventura che vale la pena vivere.

 

Jenny: Un ultima curiosità: tra il lavoro e la famiglia, quando trovi il tempo per scrivere?

Maria Francesca: Ho dovuto fare un po’ di economia del mio tempo limitando moltissimo quello dedicato agli svaghi. La sera e nei fine settimana approfitto per leggere tanto e scrivere.

Grazie per la bellissima intervista!

 foto di Francesco Troiati

Maria Francesca Venturo vive a Roma. Ha conseguito la laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo mantenendosi agli studi grazie a un lavoro come shop assistant. Ha studiato recitazione con Perla Peragallo e si è perfezionata in teatro rinascimentale. Ora è insegnante precaria in una scuola primaria statale. Ama suonare la chitarra e dirige un coro di bambini.

Carolina Altieri ogni mattina si sveglia all’alba per andare al lavoro. Indossa abiti impeccabili, esce di casa, sale su un autobus e accende il cellulare sperando che una scuola la chiami. Carolina fa il mestiere più bello del mondo, ma è ancora, e non sa per quanto, una maestra supplente, costretta a vivere alla giornata senza poter mai coniugare i verbi al futuro, né per sé né per i suoi allievi. Attraverso ore che scorrono in un continuo presente, scandito solo dalle visite a una tenerissima nonna e dall’amore travolgente e imperfetto per Erasmo, Carolina racconta il rocambolesco mondo della scuola, popolato da pendolari speranzosi e segretarie svogliate, e la sua passione per i bambini, che tra sorrisi impetuosi, inaspettate verità e abbracci improvvisi riescono sempre a sorprenderla e a insegnarle qualcosa. E sarà proprio questa passione a costringerla a imprimere una svolta alla sua vita eternamente sospesa e a cambiarle il destino.

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Altri libri della scrittrice:

Può un croissant portarci sulla luna? E una banana farci conoscere un Paese lontano? Maria Montessori, dopo più di un secolo, continua a fare scuola: diamo al bambino l’intero universo partendo dal suo ambiente, ci dice ancora oggi, e il cibo, può costituire un valido tramite tra l’ambiente e la conoscenza.

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«Il tema sviluppato da Mariafrancesca è solo apparentemente frivolo: che cosa si nasconde dietro a quel tormentone d’altri tempi che recita “il cliente ha sempre ragione”?»
Silvana Mazzocchi, La Repubblica

Un pantalone “a mezzo sedere”, un maglione “a scorza d’albero”, un capo più “sghenzo” degli altri: quando si è alle prese con i desideri delle clienti di un negozio d’abbigliamento nessuna richiesta è troppo assurda e nessuna domanda troppo inverosimile. Così le signore “abbondanti” continuano a pretendere di entrare in una taglia 42, le maniache dello shopping non si accorgono che la carta di credito è ormai prosciugata mentre le commesse assistono imperterrite, sfoggiando un sorriso a trentadue denti. Un negozio d’abbigliamento è un microcosmo dove chiunque può entrare, chiedere le cose più strane e dar voce ai desideri più improbabili. D’altronde si sa: il cliente ha sempre ragione… La sindrome dello shopping è uno stupidario della moda, un dizionario dei termini incredibili usati dalle clienti, una carrellata divertita e pungente sull’incredibile assurdità del genere umano. È un libro sui desideri, di donne in cerca di bellezza, di gente in cerca di una leggera e sincera felicità.

«Un diario sincero, divertente e ironico.»
Gioia

«Attenti alla commessa.»
Francesca Reboli, Grazia

 

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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