Novità editoriali di oggi 5 Febbraio 2019

Buongiorno lettori, ecco le novità di oggi!
Buona lettura.

Niente caffè per Spinoza

Lei gli legge i filosofi e gli riordina la casa, lui le insegna che nei libri si possono trovare le idee giuste per riordinare anche la vita. Perché lui è un anziano professore capace di vedere nel buio, lei una giovane donna che ha perso la bussola. E mentre il sole entra a secchiate dai vetri, mentre il libeccio passa «in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore», il profumo della zuppa di lenticchie si mescola ai Pensieri di Pascal, creando tra i due un’armonia silenziosa e bellissima. «Bisogna che io legga nelle cose piccole verità universali. Ma mi occorre la sua collaborazione», dice il Professore a Maria Vittoria. E non resta che dargli ragione, perché in fondo siamo tutti responsabili della forma che imprimiamo alla felicità, nostra e degli altri. Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi «come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti» e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un’esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c’è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s’insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l’altro – come vuole l’ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

 

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Il peggio è passato

Nonostante abbia combattuto nell’esercito della resistenza eritrea e sia sopravvissuta ad anni di guerra, una volta arrivata in Canada, Aisha si ritrova a pulire i bagni di un ospedale e a cambiare le lenzuola sporche. Selam invece viene aggredita per le strade di Toronto solo perché indossa l’hijab. Sara è una collaboratrice domestica che lascia Addis Abeba attirata dalla prospettiva di un buon lavoro in Siria e si trova intrappolata nella guerra civile che travolge la città di Damasco. Yasmin è una giovane musulmana canadese che, per sfuggire alle imposizioni della sua famiglia, decide di sposarsi per poi rendersi conto di aver commesso un drammatico errore.

Storie di donne, di uomini e di bambini che hanno attraversato i continenti alla ricerca di un posto migliore e che combattono quotidianamente per sentirsi a casa in luoghi culturalmente e geograficamente lontani dai loro.

Una toccante raccolta di racconti in cui Djamila Ibrahim ci parla con una grazia non comune di nostalgia e di speranza; e della meravigliosa forza di donne che hanno saputo scendere a compromessi pur di sentirsi parte di una nuova comunità.

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Il tempo della vendetta

Dodici anni dopo l’omicidio di una bambina nel parco giochi di una scuola media di Reykjavík, viene dissotterrata una capsula del tempo, una scatola che contiene lettere scritte dieci anni prima da un gruppo di alunni, ai quali era stato chiesto di immaginare come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Ma tra i messaggi ce n’è uno anonimo che riporta le iniziali di sei persone, sei future vittime di omicidio.

Il caso viene assegnato al detective Huldar, che assieme alla collega psicologa Freyja cerca di ricostruire il profilo dell’autore di quelle minacce.

Proprio quando l’inchiesta sembra confermare che l’elenco è solo frutto della fervida e innocua immaginazione di un ragazzo, la polizia trova due mani mozzate senza che ci sia la traccia del corpo a cui appartengono. Le indagini conducono all’identificazione della vittima, ma non prima che altre persone, le cui iniziali coincidono con quelle del misterioso messaggio, vengano assassinate.

A questo punto, per il detective Huldar e la collega il tempo diventa un fattore determinante: ogni giorno che passa una nuova vittima potrebbe venire associata alle sue iniziali…

Con Il tempo della vendetta la regina indiscussa del thriller islandese, Yrsa Sigurardóttir, ci regala un nuovo raggelante caso per l’impareggiabile coppia di investigatori sempre ai ferri corti tra di loro.

 


La compagnia del Cigno

La direttrice del Conservatorio Verdi di Milano racconta, un po’ in disparte un po’ in prima linea, le vicende dei sette ragazzi protagonisti della serie tv evento di Rai1 e la storia della loro favolosa amicizia. 
Matteo è un adolescente e la sua vita è stata segnata dallo stesso sisma che ha distrutto anche la città di Amatrice, dove viveva. 
Quando arriva a Milano per studiare violino nel prestigioso Conservatorio Giuseppe Verdi, non si aspetta di incontrare sei ragazzi speciali come lui: Domenico suona il pianoforte e il clarinetto, Barbara il fagotto e il pianoforte, Sofia il violoncello, Sara il violino, Robbo l’oboe e Rosario le percussioni. 
Ognuno di loro, a modo suo, sta vivendo un piccolo, grande terremoto interiore. 
A metterli sulla stessa strada è il maestro Luca Marioni, da tutti conosciuto come “il Bastardo”, che dirige l’orchestra del Conservatorio. Accortosi immediatamente del talento di Matteo, ma anche della sua inesperienza, decide di formare un gruppo che possa aiutarlo a emergere: la Compagnia del Cigno, composta proprio di quei sette ragazzi che impareranno, sopra ogni altra cosa, che insieme è più facile mettere in gioco se stessi senza più paure. 
A raccontare questa favolosa storia di amicizia è la direttrice del Conservatorio che, un po’ in aisparte un po’ in prima linea, ha seguito le vicende di quei sette ragazzi, emozionandosi insieme a loro come mai le era successo.

 


Oltre ogni ostacolo

New York. Nel cuore del quartiere di SoHo, c’è un elegante negozio di abiti vintage. La proprietaria, Kate Madison, grazie al suo innato senso della moda e un occhio infallibile, è riuscita a farne un punto di riferimento per l’intera città. Un sogno, per lei, avveratosi soltanto dopo parecchi anni di duro lavoro e molti sacrifici. E mentre la popolarità del negozio cresceva, lo stesso accadeva per i quattro figli: la vera gioia della vita di Kate, che ha dovuto occuparsene da sola, dopo la morte del marito. Ormai adulti, con un’ottima istruzione e promettenti carriere, sono pronti a trovare la propria strada nel mondo, non senza commettere qualche sbaglio. Come Isabelle, brillante avvocato, che s’innamora di un cliente e si convince di poter costruire una vita con lui. O Julie, che ha ereditato il talento artistico della madre ed è pronta a lasciare il lavoro dei suoi sogni pur di seguire il cuore. Oppure Justin, scrittore, alle prese con il suo primo romanzo, che insiste per avere un bambino prima di essere finanziariamente o emotivamente pronto. E poi Willie, «il piccolo» di casa, che, con la spensieratezza della sua giovane età, prende una decisione che sconvolge tutti. Kate vorrebbe tanto poter risparmiare loro errori e delusioni, ma imparerà presto che non si possono proteggere i figli dalle loro scelte, ma solo continuare ad amarli mentre le fanno.

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Elogio del fallimento

Sbagliando, s’impara. Quante volte ce l’hanno ripetuto da bambini? È così che abbiamo mosso i primi passi, che abbiamo iniziato a parlare e ad andare in bicicletta. Eppure da adulti tendiamo a considerare l’errore come un vicolo cieco e a vivere il fallimento con ansia e frustrazione. E se il vero errore fosse pensare alla nostra vita come a un percorso piatto, senza ostacoli? Se riuscissimo ad accettare che gli errori non sono deviazioni, ma parti integranti del nostro percorso? Se cambiassimo punto di vista e vedessimo che quello che ci ha fatto tanto male ieri, oggi ci ha portato su una buona strada? Francesca Corrado ha vissuto in prima persona una serie di cadute che, a suo tempo, ha considerato dei fallimenti. Ma è riuscita a rialzarsi, a rivalutare le sue esperienze e a sfruttare le novità nella sua vita, traendone vantaggi e imparando lezioni importanti. E, con un team d’eccezione fatto di psicologi e neuroscienziati, ha fondato una scuola di fallimento. Con i suoi corsi sta aiutando studenti, lavoratori, manager, ma anche cuori infranti e persone che si sentono schiacciate dal peso di una sconfitta. In questo libro riporta le sue lezioni per insegnarci che occorre accettare l’errore come elemento essenziale per la scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti. In un percorso semplice e pratico, scopriamo come accettare gli sbagli, sdrammatizzarli e usarli a nostro favore. Un metodo dall’impatto immediato, in grado di aiutarci a cambiare mentalità e ad accogliere l’errore. Prefazione di Ivan Mazzoleni, postfazione di Enzo Baglieri.

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Il volo del corvo timido

«Con quest’ultima perla abbiamo chiuso la nostra collana» scrive Nives Meroi tornando a Kathmandu dopo aver completato con l’Annapurna la salita di tutti e quattordici gli ottomila della Terra. Sempre in cordata con il marito Romano, sempre con uno stile leggero ed essenziale, senza bombole d’ossigeno né climbing sherpa. Il loro percorso non è stato solo un inno alla bellezza dei paesaggi sconfinati, ma anche un itinerario di crescita e consapevolezza. Ogni cima ha segnato un passaggio – soprattutto il Kangchendzonga, con la malattia e la guarigione di Romano – e ha portato un insegnamento, come quest’ultima, l’Annapurna. Nives e Romano sono partiti senza sapere che avrebbero affrontato un cammino di cambiamento: pensavano di escludere l’elicottero ma ne hanno fatto uso, credevano di salire solo in coppia e hanno dovuto aprirsi a una cordata allargata, con due cileni e due spagnoli, molto diversi da loro. Eppure, «proprio lì dove gli opposti si sono incontrati, si è sprigionata l’energia per resistere insieme alle bufere, agli ostacoli, fino a sparigliare le carte di una partita che sembrava persa». Solo mettendosi ciascuno in gioco con la propria esperienza (Romano a ricercare il tracciato ideale, i cileni con la forza gagliarda della giovinezza…), e ponendo tutti quanti in dubbio le proprie presunte certezze (cosa è essenziale? cosa superfluo?), hanno potuto compiere un’impresa che altrimenti sarebbe stata impossibile. Una scalata d’altri tempi, fatta di rispetto per la montagna e fiducia negli altri, a dimostrazione che in natura non esiste forza più formidabile dell’alleanza tra persone, della solidarietà e della collaborazione. Un atto di ribellione all’individualismo del nostro tempo cinico. Quasi un’utopia che prende forma.

 


Le alternative dell’amore

Questo romanzo parla d’amore e di guerra, di verità nascoste e coincidenze che forse tali non sono. Ma anche di cibo, di vini eccellenti e di un posto bellissimo come la Borgogna. Due storie che si intrecciano a settant’anni di distanza l’una dall’altra: quella di Tristan Dubois, giovane scrittore parigino che si rifugia in un piccolo paese nel cuore della Côte d’Or in cerca dell’ispirazione perduta e per riconciliarsi con il ricordo di Isabelle, che lo ha lasciato quattro mesi prima, ma che continua ad amare; e quella di Wilfred Baumann, ex ufficiale nazista che durante l’occupazione tedesca in Francia comandava un piccolo plotone dislocato nello stesso paese in cui, per oscure ragioni, è tornato a vivere dopo anni, comprando la grande villa che a quel tempo era la sede dei soldati. Gli abitanti del posto ne parlano mal volentieri e dipingono Baumann come una persona spregevole che si è macchiata di crimini orrendi, tra cui la fucilazione di dieci civili e l’istigazione al suicidio o addirittura l’omicidio di una giovane cameriera che lavorava nella villa. Dubois, incuriosito dalla vicenda del vecchio ufficiale, comincia a indagare sul suo passato, scontrandosi contro un muro di omertà. L’incontro tra i due uomini sarà illuminante per entrambi e cambierà le loro vite, in un turbinio di emozioni.

 


La sottovita

In una domenica piovosa di agosto tra le montagne dell’Alto Adige, un uomo viene travolto da una vacca delle Highland. Disteso a terra in attesa di soccorsi, ricorda un giorno di ottobre di qualche mese prima, trascorso tra il desiderio di iniziare a scrivere un saggio sull’opera di uno scrittore norvegese e la ricerca di un equilibrio necessario a sopravvivere fra i ritmi del lavoro quotidiano e il mestiere di padre. Cosa l’aveva spinto a trasferirsi dalla provincia a Milano, quindici anni prima, come un Luciano Bianciardi fuori tempo massimo? Dove lo porterà questa specie di luminosa sottovita? Venditore di elettrodomestici, libraio, incerto ma assiduo lavoratore, il protagonista di questa storia si muove fra occupazioni quotidiane (la piccola e smagliante vita da padre), immaginazioni letterarie, concretezze incuneate fra la morbidezza della provincia e lo scatto nevrotico della città.

 

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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