Intervista alla scrittrice Ilaria Tuti, autrice del romanzo: “Fiori sopra l’inferno”

 

Ilaria Tuti vive in provincia di Udine. Si è laureata in economia, voleva fare la fotografa, è appassionata di pittura e ama il mare. Nel 2014 ha vinto il premio Gran Giallo città di Cattolica.
“Fiori sopra l’inferno” è il suo romanzo di esordio.

Ciao Ilaria, benvenuta a due chiacchiere con lo scrittore…

Ciao, grazie per l’invito!

Jenny: Hai preso una laurea in economia, un indirizzo che ha nulla a che vedere con la scrittura. Come hai scoperto la tua passione per la scrittura?                                                                                         

Ilaria: Scrivere mi è sempre piaciuto. A scuola i temi di italiano erano la mia passione, le parole mi hanno sempre emozionato. Il percorso per arrivare a scrivere racconti e poi un romanzo, però, è stato più lungo. La spinta a farlo è arrivata quando ero pronta a dare qualcosa, ai personaggi e ai lettori.

Jenny: Quando hai percepito il desiderio di raccontare delle storie?

Ilaria: Ho iniziato a raccontarle fin da bambina, disegnando, e poi da ragazza, fotografando. C’erano storie, dietro le immagini. Personaggi con un passato e ambientazioni. Il modo per raccontare era mediato, simbolico, a volte tortuoso, ma sono arti che mi sono servite molto per tradurre in parole sensazioni, luci, ombre, tutte le sfumature delle emozioni. A un certo punto nella mia mente le parole hanno preso il posto delle immagini e ho sentito l’esigenza di scrivere.

Jenny:Hai un luogo dove preferisci scrivere o trovi maggiore ispirazione?

Ilaria: L’ispirazione la trovo fuori, nel mondo: osservo, mi informo, leggo, passeggio, ascolto musica, ascolto persone. Cerco stimoli che possano far nascere suggestioni: la “melodia” portante di una storia. Scrivo su un tavolo da osteria degli anni Quaranta, tarlato e vetusto. Mi concilia con me stessa la sensazione calda del legno, mi dà la giusta dimensione intima per mettere le emozioni tra le righe.

Fotografia ©-Beatrice-Mancini www.beatricemancini.it

Jenny: Da dove nasce l’idea del tuo thriller:“Fiori sopra l’inferno”?

Ilaria: Avevo la protagonista e la sentivo forte. Sapevo che le ambientazioni dovevano essere quelle delle mie montagne. Mi serviva un antagonista originale, non ancora incontrato in un thriller: ho trovato lo spunto per costruirlo – e costruire la storia che ruota attorno a lui – in uno studio di psicologia, che mi ha dato l’idea per la sua mente peculiare, aliena.

Jenny: Chi scrive romanzi è anche un divoratore di libri. Che genere di letture preferisci?Ilaria: Non mi pongo limiti di genere. Sono molto curiosa ed esploro, salto continuamente tra saggi e romanzi, che possono essere classici, sentimentali, d’avventura, di formazione. I thriller, al momento, sono quelli che mi emozionano di più, ma ciò che cerco, sempre, è una bella storia, indipendentemente da come è classificata, e una bella storia dentro di sé ha tutti questi aspetti, anche se magari ne predomina uno. Amo Primo Levi come Stephen King, i racconti di Carver come i saggi di Jung e Freud. Mi diverto con Sophie Kinsella e leggo con ammirazione Michela Murgia. Gillian Flynn è geniale. Se ho iniziato a scrivere thriller è perché le storie nere di Donato Carrisi mi hanno conquistata. Potrei citarne tanti, tanti altri. Ogni autore ha emozioni – e lezioni – da dare.

 Jenny: Chi è Ilaria nella vita di tutti i giorni?                                                                       

 Ilaria: Una donna che si divide tra famiglia e lavoro –lontanissimo dal mondo editoriale – che ama                       disegnare, dipingere, fotografare, passeggiare nei boschi con i cani, esplorare, leggere, pensare, scrivere, imparare. È proprio questo dividermi tra tante passioni che mi rende, alla fine, una.

  Jenny: Il tuo thriller ha riscosso da subito un grande successo. Cosa pensi sia piaciuto ai lettori della      storia che hai scritto?

Ilaria: Teresa Battaglia, la protagonista, ha conquistato il cuore dei lettori con la sua normalità straordinaria: dico “straordinaria” perché ci vuole una grande forza per superare ogni giorno le difficoltà che la vita ci mette davanti. Bisogna reinventarsi continuamente, superare limiti, rialzarsi anche se si è stanchi di tentare, mantenere il proprio centro per non perdersi. Sono piaciute molto anche le ambientazioni e per me è gratificante: descrivo le mie montagne con il senso di meraviglia di quando ero bambina. Hanno il fascino arcaico che cercavo e il mistero per ammantare di suggestioni la storia che volevo raccontare. Infine, l’antagonista di Teresa: un assassino che molti lettori stentano a chiamare “colpevole”, perché lei ce lo fa conoscere per mezzo della sua empatia. Male e Bene non sono mai separati da una linea netta e questo personaggio ce lo fa percepire in modo chiaro.

 

   Jenny: È stato facile dar vita al personaggio Teresa Battaglia?

Ilaria:Teresa mi ha colpito con un’immagine fulminea e precisa. Ero in cerca di un nuovo personaggio e ho visto lei: una profiler quasi sessantenne, acciaccata e dal carattere complesso, con un passato doloroso di moglie maltrattata alle spalle. È saggia e inquieta, materna e respingente, razionale e istintiva. Compassionevole, con le vittime e con i carnefici. Ne sentivo il bisogno prima di tutto come lettrice: è una donna che non ti aspetti di incontrare in un thriller. È nata in modo naturale, ma non è stato facile scrivere le parti del romanzo dedicate alla sua intimità, perché è una donna dal passato e dal presente molto lontani dai miei. Ho dovuto fare il vuoto attorno a me per scrivere quei passaggi, calarmi con lei nel dolore. La amo perché ho sofferto assieme lei, e assieme a lei mi sono rialzata. È un omaggio a tutte le donne che scelgono ogni giorno, anche con sacrificio, di essere libere e di amarsi.

  Jenny: C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Ilaria: Non l’ho mai riletto dopo la pubblicazione: ho paura che alcuni passaggi potrebbero non piacermi. La scrittura si impara giorno dopo giorno, è normale migliorare ed è normale cambiare con lei. Ciò che ho scritto ieri, oggi potrei volerlo diverso. Durante le presentazioni che faccio, però, capita che siano i lettori o chi mi presenta a leggere dei brani: è emozionante sentirli recitati da loro, con trasporto.

 Jenny: Come mai hai scelto di scrivere un thriller? È più comune che siano gli uomini a scrivere questo genere di romanzi. Cosa ti affascina di quel mondo?

Ilaria: È vero, è più comune che siano gli uomini a scriverli qui in Italia, ma all’estero la situazione è molto diversa. Le donne non sono meno capaci di calarsi in certi scenari oscuri e delittuosi. Anzi, forse sanno essere più feroci, ma lo fanno in modo diverso: con una certa grazia che non viene mai a mancare. La donna è biologicamente uguale all’uomo nella capacità di uccidere, ed è molto più brava, anche se lo fa meno spesso. Ce lo dice la criminologia: le assassine vengono catturate in un tempo doppio rispetto ai “colleghi maschi”, perché hanno una capacità di mimetizzazione nella vita di tutti i giorni che è eccezionale – e letale. Quindi le donne possono scrivere thriller in modo molto efficace, perché nel loro DNA sanno perfettamente di cosa stanno parlando. Io ho scelto il thriller perché mi offre due possibilità: utilizzare le sue tematiche per dare al lettore una lente di ingrandimento sulla società (in “Fiori sopra l’inferno” affronto i temi della violenza domestica, della solitudine, delle difficoltà delle piccole comunità di montagna, di psicologia infantile e criminale, della malattia, della forza che una donna di sessant’anni deve dimostrare per continuare a essere autorevole nella sua professione), ma mi permette anche di calarmi nei recessi della mente umana, quelli più spaventosi, e di gettarvi una luce.

Jenny: Hai nuovi progetti? Stai scrivendo un altro romanzo?

Ilaria: Ho appena finito la bozza del secondo romanzo su Teresa Battaglia. Ora la sto “affilando”. Èambientato ancora in Friuli, in una valle dalla storia molto particolare. Cambia la stagione, con i suoi simbolismi: non più un inverno potente, ma una primavera fulgida. Tutto inizia con un delitto lontano nel tempo, ma poi la morte raggiungerà il presente e per Teresa sarà una nuova caccia all’assassino.

Jenny: Una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui vorresti rispondere…
Ilaria: Che cosa cerchi in una storia?                                                                                     

 Stupore. Voglio meravigliarmi.

 

Grazie per essere stata con noi…al prossimo romanzo!

Grazie, è stato un piacere!

 

Fiori sopra l’inferno

Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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