Recensione del romanzo “ La collezionista di meraviglie” di Valentina Cebeni

“Una bottega che raccoglie oggetti dimenticati.  Due antichi orologi con una storia da raccontare. Solo una ragazza può rivelarla.”

Dafne una sera, rientrando a casa da lavoro, incontrò la zingara che ormai da quattro mesi sostava davanti casa sua, le chiese se volesse da mangiare, ma la donna rifiutò il suo aiuto e si offri’ di leggerle la mano. La zingara facendolo, le accennò di un dono che le apparteneva, che si era manifestato quando lei aveva solo nove anni, mentre rovistava tra gli oggetti che si trovavano nella bottega del nonno Levante.

Tutto ebbe inizio quando prese in mano una spazzola d’argento, e toccandola le apparse l’immagine di una donna bruna che si stava spazzolando i capelli davanti allo specchio in un camerino. Quando lo raccontò al nonno, egli fece finta che non fosse successo niente, ma quando la nonna Clelia si accorse di quello che era capitato alla nipote corse da lei spaventata…

La nonna già da allora sapeva di cosa si trattasse: angosciata, la subisso’ di domande, e le chiese di non pensare piu’ a quell’episodio.

Dopo l’incontro con la zingara, Dafne rientrò a casa e nel silenzio di quella notte, analizzando la sua vita, si accorse che nulla di buono la tratteneva a Roma, solo un amore malato che provava per un uomo sposato, che non avrebbe mai lasciato la moglie per stare con lei, e il triste ricordo di tre anni fa quando scopri’ di avere un tumore al seno. Decise di cambiare vita, di andarsene da una città troppo caotica che ormai l’aveva stancata.

Dafne decise di tornare a Torralta, era li’ che aveva vissuto la sua infanzia con i suoi nonni, perché era rimasta orfana, era in quel luogo in cui aveva vissuto giorni felici, dove si era sentita amata e protetta, un posto pieno di ricordi…

Quando arrivò alla Limonaia, cosi’ si chiamava il casale dei nonni, era sera, si fermò un attimo a osservare quel luogo che non era cambiato e presa dall’emozione bussò alla porta, dove lo accolse in un forte abbraccio sua nonna Clelia.

In quella casa c’erano tanti ricordi: in  ogni angolo riviveva gli attimi passati con suo nonno Levante che ormai non c’era piu’.

Clelia era a conoscenza della storia tra la nipote ed Ettore e sin dall’inizio le aveva dimostrato la sua disapprovazione, cosi’ una sera, mentre le due donne stavano discutendo, Dafne decise di andare a fare due passi: aveva bisogno di pensare.

Iniziò a girovagare per i vicoli di Torralta, ogni angolo del piccolo paese le regalava un ricordo, a un certo punto si ritrovò di fronte alla bottega del nonno, esitò un attimo, cercò di aprire la porta, penso’fosse chiusa a chiave, ma si stava bagliando.

Entrò e vide la stanza piena di scatole e degli oggetti che le trasmettevano ricordi lontani, i momenti passati con Levante e tutte le cose che le aveva insegnato.

“ I sentimenti angelo mio, sono quanto di piu’ prezioso abbiamo, e spesso li affidiamo a degli oggetti; che si tratti di una lettera, di una poesia o di un fiore appasito, poco importa: non è il valore economico dell’ oggetto a renderlo prezioso, quanto i sentimenti che esso rappresenta, che custodisce. E’ cosi’ che l’oggetto stesso smette di essere tale e diventa una particella d’amore, di magia. Il mio compito è quello di raccogliere tutto questo amore e ridistribuirlo”.

 

Questo le aveva spiegato un giorno, cullandola sulle ginocchia. Un giorno speciale per lei, perché fu proprio allora che iniziò a sentire la luce, l’energia delle tante sorie che fluttuavano nel negozio, fra gli oggetti dimenticati che riprendevano vita fra le sue manine.

Dafne decise di prendere in mano il negozio del nonno, di dar vita agli oggetti dimenticati dai proprietari,  ogni oggetto che sfiorava le raccontava qualcosa .

“ Lei era nata per parlare con gli oggetti,per curarli come aveva fatto con la borsa che portava a tracolla, un cuscino a fiori che aveva scovato in un mercatino che aveva trasformato in un elegante bauletto dal gusto antico. Il suo dono risiedeva nella capacità di percepire le storie degli oggetti dimenticati, rifiutati, lei che, spezzata dentro, era in cerca di una seconda occasione.”

Mentre curiosava tra gli oggetti del nonno, vide la figura di un uomo, trasandato, spaventato, dall’aria triste: a lei parve essere un barbone. Lui era Milan, e non avrebbe mai immaginato che cosa aveva in serbo il futuro per loro.

Dafne osservando Milan, capi’ che non aveva un posto dove andare, così gli disse che per quella notte si sarebbe potuto fermare, e che lei, il mattino seguente, sarebbe ritornata in bottega.  La donna aveva avuto una visione anche su di lui, sfiorando il braccialetto che l’uomo aveva al polso, quello che vide fu una scena triste, ma a Milan non disse niente.

La mattina seguente Dafne si presentò in bottega e accorgendosi che Milan non sapeva dove andare e che non aveva nessuno che lo aspettasse, decise di proporgli di aiutarla a ridar vita alla bottega di nonno Levante, gli chiese di trasferirsi a dormire nella piccola mansarda al piano di sopra, dove avrebbe trovato rifugio.

Milan accettò, e da quel giorno i due iniziarono a lavorare insieme, la loro collaborazione per entrambi fu un punto fermo nelle loro vite, iniziò una bella amicizia, erano molto affiatati. Dafne le raccontava sempre tutto sulla sua vita ma Milan era restio a parlare del suo passato e questo la ragazza l’aveva capito, e questa cosa la spaventava. Per lei Milan era una figura molto importante, capi’ che per lui non provava affetto come per un amico, ma in lei stava crescendo un sentimento diverso…

Dafne da quando aveva messo piede a Torralta, era tormentata dallo stesso sogno: sognava una bambina dai capelli biondi con un basco rosso che la osservava, si chiedeva spesso chi fosse e se un giorno avrebbe scoperto qualcosa di piu’ su di lei.

Una sera, rientrata a casa, trovò Clelia nello studio del nonno: la donna stava pulendo l’argenteria situata sulla scrivania, era incredibile come sua nonna non avesse spostato neanche un oggetto, questi erano tutti messi, dove Levante li aveva lasciati. Per Dafne rientrare in quella stanza fu molto triste, perché ogni angolo dello studio le ricordava i momenti felici passati con il nonno. Mentre curiosava, intravide qualcosa avvolto in una carta: la apri’ e trovò un orologio da taschino, appena lo strinse tra le mani, iniziarono ad apparirle scene angoscianti piene di dolore, ritornò alla realtà soltanto al richiamo della nonna. Intanto la curiosità aveva preso il sopravvento, anche perché una copia di quell’orologio.

 

 

L’aveva vista nella mansarda tra le cose che appartenevano a Milan: erano due orologi identici!

Intanto Clelia aveva intuito che la nipote si era resa conto del dono, ma aveva paura di chiederle qualcosa a riguardo. Quando la ragazza intui’ che la nonna aveva capito, ne approfittò per parlarne con lei, non riuscendo piu’ a mentirle, e cosi’ le confessò tutto. Clelia non prese bene quella rivelazione, perché sapeva che quel dono era appartenuto alle donne della sua famiglia, e che quel dono aveva recato tanta sofferenza e non voleva che la stessa cosa accadesse alla nipote, purtroppo nessuno poteva opporsi a questa realtà. Cosi’ le raccontò tutto sulle donne della sua famiglia, su quello che accadde alla bisnonna Maria Elena e alla mamma di Dafne, Selvaggia che era morta dopo averla partorita.

Dafne iniziò a indagare sulla provenienza di quegli orologli identici, come faceva Milan ad avere un orologio uguale a quello che era appartenuto alla sua famiglia? Che cosa li legava?
Chiamò il signor Montini, che era un antiquario, vecchio amico di suo nonno, e con Milan si recò all’appuntamento.  L’uomo studiò i due orologi, ebbe la conferma che erano stati creati dalla stessa mano. Quando l’uomo apri’ uno degli orologi, saltò fuori una foto su cui era scritta una frase. Durante quell’incontro scopri’ che Milan sapeva qualcosa.
Rientrata a casa riusci’ a trovare il coraggio di chiedere piu’ informazioni a sua nonna, non fu semplice: mentre Clelia le raccontava la storia di quegli orologi, era pervasa da una forte sofferenza, e questo la nipote riusciva a percepirlo, ma volle far continuare lo stesso il racconto, perché lei voleva sapere.

Finalmente scopri’ a chi erano appartenuti quei due orologi. Siccome non era ancora soddisfatta del racconto che le aveva raccontato sua nonna, volle recarsi nel posto dove la sua bisnonna aveva incontrato il suo grande amore: a Merano, dove ebbe altre informazioni.

Durante la sua assenza da Torralta si rese conto di quanto le mancasse la presenza di Milan, così decise di interrompere il suo soggiorno e di tornare subito da lui.
Quando rientrò dal viaggio, i due si riavvicinarono.                                                                                                    Per Dafne fu chiaro che ci fosse un legame tra i due orologi, invece Milan continuò a tergiversare. Lei, tramite il tocco degli orologi, aveva scoperto qualcosa: i due orologi appartenevano a due innamorati, che avevano fatto un patto d’amore  e che a causa della guerra avevano preso strade diverse, il destino con loro non era stato clemente. Era rimasta una storia sospesa che aveva portato le persone a loro vicine alla sofferenza.

Intanto tra Dafne e Milan stava nascendo qualcosa, tuttavia a causa delle loro relazioni passate, avevano paura di lasciarsi andare. Appena finivano l’uno nelle braccia dell’altro, Milan si chiudeva in se stesso, diventava sfuggente e questo comportamento spaventava tanta Dafne.  La donna che non si era sentita mai amata era riuscita ad aprirsi a un nuovo amore, ma c’era sempre qualcosa nel suo comportamento che la confondeva, non riusciva a capirlo e si era promessa che avrebbe preso le distanze…ma tutto questo era impossibile, lavorando insieme, il contatto era inevitabile.
Nonostante tutto era attratta da lui, ma non voleva soffrire, non un’altra volta, aveva già patito per un amore sbagliato e non voleva che la situazione si ripetesse.

Per un po’ riuscirono a lavorare nella stessa stanza, anche se distanti, però c’era qualcosa che li attirava. Secondo Clelia era la reincarnazione dell’amore sospeso che c’era stato tra la sua bisnonna Maria Elena e il suo grande amore, e quindi la storia si ripeteva. L’amore di un sentimento forte, ma che era ostacolato stavolta non dalla guerra ma dalla paura di soffrire…

Arrivò Natale e tra i due sembrava che finalmente le paure fossero svanite. Si erano lasciati travolgere dall’amore passionale che entrambi provavano, erano felici!

Lei era riuscita a lasciarsi alle spalle Ettore, Milan aveva ritrovato la fiducia che aveva perso.ma nuovamente accadde qualcosa,  qualcosa che li allontanò di nuovo. A Torralta arrivarono due nuove presenze, una di loro turbo’ molto Dafne, perché quella bambina che in qualche modo era collegata a Milan, era la stessa che andava a trovarla nei suoi sogni da quando Dafne aveva messo piede a Torralta: “ la bambina con il basco rosso”. Tra loro naque un bellissimo rapporto, era come se fossero legate dal passato.

Intanto Clelia era stata ricoverata in ospedale a causa dei suoi problemi di salute, Dafne, dopo un po’ di tempo, scopri’ che il cancro dal quale pensava di essere guarita era ritornato a invadere il suo corpo: avrebbe dovuto fare altre cure e sottoporsi a un delicato intervento per asportare il male che non le dava tregua.

I giorni passavano, lei era sempre piu’ debole, fini’ l’ultimo lavoro che le avevano commissionato con Milan, ma quella sera si senti’ male e fu portata d’urgenza in ospedale..le sue condizioni non erano delle migliori.

Milan rimase in ospedale senza lasciarla un attimo, finchè un’infermiera non lo portò da lei. Si guardarono, stavolta non erano piu’ distanti e si promisero che tutto sarebbe andato per il meglio, lo speravano.

Speravano che finalmente dopo l’intervento loro avrebbero potuto far fiorire il loro amore, che non sarebbe rimasto sospeso nel tempo come quello di Maria Elena e Augustus.

“ Credo di averti amato da prima che ci incontrassimo, e credo che gli orologi di Augustus e Maria Elena servissero a farmi capire che se sei predestinato non c’è niente che tu possa fare per evitarlo: accadrà. L’amore ti colpirà quando meno te lo aspetti e farà male, un male del diavolo, ma una volta che avrai smesso di fargli la guerra, capirai quanto tu sia stato stupido a lottare contro la felicità. Capirai che non si può fermare il tempo, ma bisogna viverlo appieno quando la clessidra è ancora dalla tua parte…”

Ho trovato questo romanzo scorrevole, emozionante e molto toccante. La scrittrice è riuscita a descrivere tutto alla perfezione, facendoti trasportare dalle sensazioni che si percepivano leggendo le pagine, e piu’ entravo nel cuore della storia e piu’ non riuscivo a fermarmi. Mi sono fatta travolgere dall’amore travagliato tra Dafne e Milan che mi ha fatto trepidare fino alla fine, questo sentimento sospeso che ogni qualvolta sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto, ecco che qualcosa li riallontanava… e poi la sofferenza di chi combatte contro una malattia devastante come il cancro, ho sentito la sofferenza e la paura che la attanagliava.

E i ricordi, guai se non ci fossero, belli e brutti che siano, fanno parte del nostro essere, ci ricordano chi siamo, da dove veniamo, quello che abbiamo vissuto e le persone che abbiamo amato e che ora non ci sono piu’, oppure a quelli che vivono lontani…guai se non ci fossero i ricordi, senza di loro non sapremmo chi siamo.

Che cosa dire? Questa storia mi ha scosso un po’ e mi ha fatto capire che finchè hai a fianco le persone che ami, riesci ad affrontare qualsiasi ostacolo, non bisogna mai perdere la Speranza.

La penna della scrittrice Valentina Cebeni conosce la chiave per toccare gli animi delle persone…

Se volete farvi travolgere da forti emozioni, leggete questo libro.

Titolo: “ La collezionista di meraviglie
Autrice: Valentina Cebeni
Casa editrice: Garzanti
Collana: Narratori moderni
Pagine: 464

 

La scrittrice

Valentina Cebeni vive a Roma dal 1985, anno della sua nascita, ma ha il mare della Sardegna dei suoi nonni nel cuore. Appassionata di storie sin dall’infanzia, ha un grande amore per la cucina, nato proprio per riscoprire i legami con le radici della sua famiglia.

Con Garzanti ha pubblicato anche “ La ricetta segreta di un sogno” (2016), “ L’ultimo battito del cuore” nel (2013) con Giunti editore.

 

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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