Recensione in anteprima del romanzo “Il volo dei cuori sospesi” di Elvia Grazi

   Elvia Grazi, la scrittrice del romanzo “ Il volo dei cuori sospesi”, affronta un argomento molto delicato: ciò che accadde agli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale quando, per sopravvivere, furono costretti a nascondersi.

La maggior parte di loro furono deportati nei campi di sterminio, dove non esisteva nessuna dignità umana. Erano sottoposti alle atrocità dei nazisti che, seppur ben documentate storicamente, appaiono irreali.

 Sembra trascorsa un’eternità, invece,  la Shoah è avvenuta poco più’ di settant’anni fa.

“ Ci sono persone che cercano in tutti i modi di immaginare il futuro, che interrogano le carte, leggono oroscopi, consultano i veggenti. Io me ne guardo bene, voglio vivere qua, ora, nell’ immediato presente. Sogno di fare come i fiori nei prati, che non hanno coscienza, si schiudono al sole o bevono la pioggia, e non sanno neppure immaginare l’eventuale strappo di una mano che trancia lo stelo. Sorridono alla vita come fosse per sempre e, senza inutili corse in avanti, sono inconsapevolmente sereni. Questo è quello che vorrei per me, ma la mia mente talvolta scarta e, nonostante mi sforzi a mettere a fuoco il presente, il futuro mi viene a cercare, mi stana dalla mia bolla di tranquillità ignorante.
Mi basta, infatti, chiudere gli occhi per scoprire ciò che deve ancora succedere. Purtroppo. Non sempre, non ogni notte, ma nel bene o nel male i momenti salienti della mia vita li ho indovinati tutti, con una precisione spaventosa, guardandoli come spettatrice di un film…”

Ariele e Rebecca sono due sorelle gemelle, con una forte somiglianza nell’aspetto, ma con caratteri diversi : la prima mite, timida, paurosa , con una dote speciale, mentre la seconda,  scaltra, curiosa,  fumantina, molto sveglia: non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

“Sono gemelle, due ciliegie attaccate allo stesso picciolo, apparentemente uguali eppure dal gusto totalmente diverso”.

copertina del libro "Il volo dei cuori sospesi"

Dopo la morte prematura del padre, dovettero lasciare la loro casa, rifugiandosi in un paesino di montagna, perché per gli ebrei non era piu’ sicuro vivere in quella città. Le SS, infatti, avevano iniziato i rastrellamenti.

Si prese cura di loro, mamma Giuditta, una donna forte e coraggiosa che, dopo la morte del marito, dovette rimboccarsi le maniche provvedendo alle sue figlie.

Non trovò nessun lavoro, quindi fu costretta a inventarsene uno, sfruttando la dote di una delle sue figlie…

La donna aveva consigliato alle ragazze di non cacciarsi nei guai in modo da non attirare l’attenzione.  Ariele  obbediva, ma Rebecca da ragazza  ribelle che era, preferiva vagare per la montagna, poiché non aveva accettato di essere considerata diversi dagli altri e di  non poter frequentare la scuola ,  che a lei piaceva tanto. Ed è proprio nel suo girovagare che un giorno conobbe Battista, un ragazzo tranquillo e intelligente. Tra loro nacque una bellissima amicizia, e per questo motivo fu presa di mira da una viziata ragazzina borghese, che non accettava di essere trascurata per colpa di un Ebrea, perciò  maturò  in lei il desiderio di vendicarsi…

Sfortunatamente i rastrellamenti giunsero anche ad Arunno, Giuditta informata da una donna del paese, prese le sue figlie e cercò un posto tranquillo, dove rifugiarsi. Andò a chiedere aiuto a un uomo che viveva sulle montagne:  lui acconsentì:  le fece nascondere nella stalla, sotto una botola. All’inizio pensarono di  dover nascondersi  per un breve periodo: lasciavano il loro rifugio solo di notte per respirare un po’ di aria fresca e per sgranchirsi le gambe.

Dopo mesi furono scoperte e segnalate alle camicie nere. La donna che raggiunse il loro nascondiglio, avvisandole del rastrellamento, chiese a Giuditta di darle in custodia una gemella, giacché lei, mesi prima, aveva perso una figlia che somigliava tanto alle ragazze.

In questo modo avrebbe potuto utilizzare il documento d’identità della figlia per salvare una tra le due.

Giuditta fu costretta a scegliere: non sapeva a quale risparmiare l’inferno che le attendeva … e fu così che le sorelle furono separate. Una fu accolta in una famiglia benestante che la tenne al sicuro, trasferendosi in Svizzera, in territorio neutrale, lontano da quella triste realtà.

Giuditta e la figlia furono arrestate, portate nel carcere di Arunno e in seguito al San Vittore di Milano.

Intanto Giuditta era divorata dai sensi di colpa, metteva in dubbio la sua scelta ogni volta che il pensiero le sfiorava la mente.

” Credo che non potrò mai perdonarmi.
questo senso di colpa è peggiore dei fardelli. Peggio delle botte, della paura, del dolore più acuto.
A volte mi pare d’ impazzire. Metto in crisi la mia scelta, minuto dopo minuto.
I figli sono tutti uguali, dita della stessa mano: verissimo. Come scegliere quale amputare?

 

L’inevitabile stava per accadere: madre e figlia furono caricate su un treno, in direzione  di Auschwitz.

Arrivate al campo di concentramento le due furono separate: Giuditta  fu portata  nelle docce, le tolsero ogni dignità, lavorò duramente come tutti,ma il suo pensiero era sempre rivolto  alla figlia.

Avrebbe voluto sapere che fine avesse fatto, se fosse viva o morta, ma le informazioni che riceveva, confermavano tutte la stessa versione: la figlia non ce l’aveva fatta.
Per fortuna, invece, il destino fu più clemente …

Gli anni passarono e finalmente gli ebrei furono liberati. Un assistente sociale, che prese a cuore la ragazza, rintracciò la famiglia che aveva adottato una gemella. Finalmente le due ragazze, dopo tanto tempo, erano di nuovo insieme.

Copertina del libro “Il volo dei cuori sospesi”

Ciò nonostante non andò come previsto,  le sorelle si accorsero di non essere più le bambine che si erano nascoste in quella botola: una era stata tenuta al sicuro, mentre l’altra aveva sofferto e aveva visto l’inferno con i propri occhi. Per questi motivi non riusciva a perdonare la madre, per averla portata con sé nel campo di concentramento.

Quella famiglia decise di mandare l’ultima arrivata a studiare a Milano, perché ormai il legame tra le sorelle si era spezzato.

In città, la ragazza conduceva una vita priva di valori:  la sua esperienza nei campi di prigionia l’aveva segnata:  non era in grado di aprire il proprio cuore alle persone che l’amavano.

La decisione che Giuditta intraprese quella notte ormai lontana, la segnò nell’anima: non riuscì a riprendersi. Quando rimase incinta – dopo una notte passata con un uomo che non amava – pensò di abortire, siccome i quattro mesi di gestazione erano passati, dovette portare la gravidanza a termine.  Quando la bimba nacque, la diede in adozione: lei non voleva avere legami affettivi.

L’unica cosa che desiderava intensamente era trovare un posto di prestigio nella società. Si trasferì a Firenze, colma di speranze che furono disilluse da varie vicissitudini.

L’altra sorella, invece, continuò la sua vita tranquilla, nella casa della famiglia adottiva. Rivide la sorella altre volte, ma non furono incontri piacevoli…

E’ incredibile come una scelta possa cambiare i destini delle persone: una decisione presa istintivamente e in poco tempo, ha provocato la sofferenza non solo delle persone che l’hanno vissuta, ma anche di quelle nate successivamente.

Chissà se la generazione arrivata dopo, riuscirà a rompere una catena di sofferenze, ad aprirsi ai legami e ad avvicinare i cuori sospesi…

Lascio ai lettori la curiosità di scoprire il finale: mi fermo qui, altrimenti li priverei del piacere di provare forti emozioni.

“ C’è il suono melodioso e magico della speranza. Perché venga mattina, bisogna permettere al sole di alzarsi nel cielo e inondare tutto di luce. Bisogna aver passato la notte. E’ un miracolo che succede sempre”.

 

Ho trovato sconvolgente questo libro: turba, entra nell’animo e fa rivivere al lettore il pathos vissuto dai personaggi.  

Questo libro tocca i cuori!

 

Titolo: “Il volo dei cuori sopesi”

Scrittrice : Elvia Grazi

Casa editrice: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Genere: romanzo

Pagine: 335

 

Elvia Grazi oltre a essere una scrittrice è anche una famosa giornalista, ha diretto diversi settimanali e collaborato con 37 testate nazionali di: Corriere della Sera, Vanity Fair, Io Donna e Donna Moderna.

Ha debuttato in narrativa con i romanzi : “Senza ragione”, “Lasciami contare le stelle” e “ Il volo dei cuori sospesi”

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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