Nel Calendario dell’Avvento delle Parole, la parola del 16 dicembre ci riporta a una dimensione autentica e luminosa:

Il desiderio nasce da un vuoto che non chiede di essere colmato in fretta, ma ascoltato. È una scintilla gentile, una voce sottile che ci parla di ciò che conta davvero. Da bambini, il desiderio era semplice e limpido: sapeva di attesa, di stupore, di possibilità. Crescendo, spesso impariamo a trattenerlo, a ridurlo, a metterlo da parte.
Eppure il desiderio non smette mai di abitare in noi. Cambia forma, si fa più silenzioso, ma resta.
Nella letteratura, il desiderio è il motore di ogni storia: ciò che spinge i personaggi a muoversi, a scegliere, a trasformarsi. Senza desiderio non esiste cammino, né racconto.
In questi giorni che ci avvicinano al Natale, il desiderio ci invita a tornare a uno spazio intimo e vero. Non quello del possesso, ma quello dell’immaginazione, della speranza, della fiducia.
Concediti di desiderare come un bambino.
Senza filtri, senza giustificazioni, senza paura di sembrare ingenuo. Perché desiderare è un atto di coraggio: significa credere che qualcosa di bello possa ancora arrivare.
Oggi fermati un momento e ascolta il tuo desiderio.
Forse non chiede grandi cose, ma solo di essere riconosciuto.
Jenny

